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Lucca

Nessuno mangia frutta e verdura di orti vicino la Ste.Mar

di Luca Meconi PESCAGLIA Cardi, rapini, porri. Il campo accanto alla Ste.Mar a Piegaio è pieno di ortaggi. Ma ci sono ancora le piante di pomodori, di fagioli, di patate. Sono rimasti que dall’ottobr...

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di Luca Meconi

PESCAGLIA

Cardi, rapini, porri. Il campo accanto alla Ste.Mar a Piegaio è pieno di ortaggi. Ma ci sono ancora le piante di pomodori, di fagioli, di patate. Sono rimasti que dall’ottobre scorso, dopo l’incendio che ha distrutto 200 tonnellate di pneumatici e il tetto in eternit del fabbricato. Nessuno li ha mai mangiati e nessuno lo farà mai. A primavera saranno tolti e, se le analisi del terreno non rileveranno sostanze inquinanti, inizierà la nuova semina e la nuova coltivazione ma, ad oggi, c’è grande incertezza e preoccupazione nella gente. «Nel campo ho anche piante da frutto – racconta Fabiano Giannecchini, proprietario del campo che confina con la Ste.mar – Quest’anno sono riuscito a mangiare i frutti da tutte le piante, ma per il prossimo anno non so se sarà possibile. Ci sono meli, peri, ciliegi, susine, peschi». Giannecchini, sindaco di Pescaglia fino al 2009, coltiva questi ortaggi per la sua famiglia. Ma è preoccupato, così come molti altri piccoli contadini con l’orto accanto a casa. «Dalle analisi effettuate dall’Arpat – continua Giannecchini – nel mio terreno c’è un quantitativo di rame superiore a quello consentito dalla legge, mentre in una proprietà qui vicina è il piombo a destare preoccupazione». Il problema maggiore più che l’inquinamento atmosferico è quello idrico. «Nei giorni scorsi – afferma - è stato portato via del liquame con dei camion proprio per non farlo andare a finire nell’acqua del torrente Pedogna, ma non basta: il rischio di inquinamento idrico è altissimo. Con l’arrivo della pioggia le sostanze nocive si infiltrano di più nel terreno e l’inquinamento del torrente porta con sé l’inquinamento del fiume Serchio con danni per tutti i paesi a valle». «Dopo l’incendio – continua – nello stabilimento c’è sempre gente a lavoro mentre prima non ci ho mai visto nessuno. Adesso c’è una ditta per la messa in sicurezza dell’eternit e ho visto partire dalla Ste.mar un camion pieno di pneumatici bruciati. Il pericolo maggiore secondo me ora viene da quelle balle bianche piene di eternit sistemate al confine col torrente. Spero vengano tolte prima possibile, perché quella è una zona a rischio erosione. Anche il palo dell’Enel sta in piedi perché recentemente c’è stata portata della ghiaia a sostegno, altrimenti con l’erosione sarebbe già caduto». La popolazione di Piegaio e dei paesi della vallata vuole certezze: nessuno sa se potrà coltivare il proprio pezzo di terra e ricavarne quanto basta per la propria famiglia. Anche se l’Arpat afferma che, dai valori delle analisi effettuate, «non si ritiene che siano in grado di determinare effetti negativi sulla salute dei residenti e sull’ambiente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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