Attenzione
Case nelle serre, saggi per trovare fondamenta occultate
L’udienza del 28 febbraio sarà di fondamentale importanza per le sorti processuali dell’inchiesta sulle serre di San Macario diventate appartamenti. Si tratta di un procedimento che vede a...
LUCCA
L’udienza del 28 febbraio sarà di fondamentale importanza per le sorti processuali dell’inchiesta sulle serre di San Macario diventate appartamenti. Si tratta di un procedimento che vede a giudizio per abuso d’ufficio l’architetto Maurizio Tani, ex dirigente all’urbanistica del Comune.
In quella data il collegio giudicante (presidente Valentino Pezzuti, a latere Mario Profeta e Stefano Billet) dovrà sciogliere la riserva sulla richiesta di nominare un consulente che effettui carotaggi sull’area dove sono state costruite le case per capire se sotto vi siano le macerie (fondamenta e solai) relative al secondo permesso a costruire rilasciato dal Comune e mai tradottosi in fabbricati. Secondo la testimonianza resa in tribunale dal capo cantiere Carmine Cardinale queste fondamenta sarebbero esistite e la loro demolizione sarebbe stata suggerita dal geometra del Comune Enrico Gnesi al corrente dei controlli che nel lotto sarebbero stati effettuati nei giorni successivi. Ma questa circostanza viene negata con forza sia da Maurizio Fontanini, referente (all’epoca) di Imital, la società immobiliare proprietaria dell’area, e dallo stesso Gnesi. Entrambi, inoltre, negano anche di aver avuto un incontro a tre con il capo cantiere che parla delle fondamenta demolite.
L’accoglimento della richiesta dell’accusa, sulla possibilità di effettuare carotaggi, chiarirebbe definitivamente se Cardinale mente o dice la verità.
A margine dell’ultima udienza, inoltre, c’è stata una dichiarazione spontanea dell’architetto Maurizio Tani che ha ribadito di avere agito nel pieno rispetto della legge. «Al momento in cui ho rilasciato il permesso a costruire alla Imital il parere della Soprintendenza sull’intervento (necessario visto che l’area è vincolata) non era arrivato. Ho agito legittimamente e solo dopo che erano trascorsi i 60 giorni del silenzio assenso».
In realtà - come scritto a suo tempo dal Tirreno e confermato dal consulente del pm, l’architetto Gabriella Gabbrielli - la Sovrintendenza aveva negato il nulla osta all’operazione il 25 gennaio, prima della scadenza dei 60 giorni. Il decreto era stato, poi, inviato al Comune la settimana successiva: ma intanto Tani aveva rilasciato il permesso a costruire la mattina del 28 gennaio, poche ore prima che il consiglio comunale approvasse il divieto di trasformazione delle serre in appartamenti.
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