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Pensione intera solo se lavora 53 anni

Pensione intera solo se lavora 53 anni

Paolo Ginesi versa contributi da quando era adolescente, ma non usufruirà delle agevolazioni per dipendenti “precoci”

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di Ilaria Bonuccelli

LUCCA

Se vuole andare in pensione senza tagli, Paolo Ginesi deve rassegnarsi. Deve versare contributi per 53 anni. Deve lavorare più di mezzo secolo. Altrimenti, con le nuove disposizioni, l’autista di bus deve accettare una decurtazione dell’8% sulla pensione, anche se ha cominciato a lavorare a 14 anni e, per questo, ha diritto alla qualifica di “lavoratore precoce”e a un trattamento privilegiato. Che, invece, per i nuovi calcoli non gli spetta.

Sicuramente quello di Ginesi è un caso limite. Ma questa per il lavoratore non è una consolazione. Anzi. Denuncia la mancanza di «equità sociale della riforma pensionistica» che impone di lavorare più di mezzo secolo a una persona che ha avuto il suo primo libretto di lavoro nel 1976 e che da allora ha sempre versato contributi . «Non ho mai lavorato un giorno al nero - commenta Ginesi - e ora mi trovo in questa situazione paradossale. Per non dover rinunciare a una parte della mia pensione, guadagnata con decenni di lavoro, devo versare contributi per oltre mezzo secolo. In questo non c’è giustizia».

Il paradosso. L’ Inps conferma l’abnormità del caso di Ginesi, ma aggiunge anche che l’istituto si limita ad applicare le leggi approvate dal parlamento. In altre parole, non può fare nulla per cambiare la situazione di una persona che - ammette l’Inps - non può neppure rivendicare utilmente il riconoscimento dei vantaggi previsti per i lavori usuranti, fra i quali rientra quello dell’autista. Ginesi, infatti, è autista di pullman da 24 anni, ma in base alla riforma pensionistica avrà un trattamento migliore seguendo le regole previste per i lavoratori precoci di quelle a disposizione dei lavoratori con occupazioni usuranti.

La prima occupazione. Questo non è certo l’epilogo che Ginesi si aspetta nel 1975 quando decide di andare a lavorare, non avendo intenzione di proseguire gli studi. «Appena terminata la terza media - racconta l’autista - decisi di cercarmi un lavoro. Lo volevo in regola e quindi chiesi la possibilità di ottenere il libretto di lavoro in anticipo rispetto alle norme dell’epoca che consentivano il rilascio a chi avesse compiuto 16 anni, in base alla riforma appena entrata in vigore». Per poter andare a lavorare in deroga alle disposizioni vigenti, Ginesi passa una serie di visite che gli consentono di ottenere il certificato di sana e robusta costituzione, necessario per il libretto di lavoro. «Passai tutte le visite senza problemi e a 14 anni e un mese ottenni il libretto. Il mio primo stipendio con i contributi versati, dunque, risale al settembre del 1976: ero appena entrato come apprendista in una ditta che effettuata stampaggi plastici e insegne pubblicitarie. Poi sono entrato alla Cucirini Cantoni Coats come operaio elettricista, anche se mi misero a lavorare come cottimista. E da allora non mi sono più fermato». In realtà una pausa di 3 mesi nel versamento dei contributi c’è stata, subito dopo il militare. Ma non da quando, 24 anni fa, Ginesi è entrato a lavorare alla Lazzi come autista.

La situazione attuale. Oggi le nuove disposizioni prevedono che i lavoratori precoci (che hanno iniziato a versare contributi prima dei 20 anni) possono andare in pensione con 42 anni di versamenti, anche se non hanno raggiunto i 62 anni di età. Questa disposizione varrà fino al 2017. Dal 2018 non vale più. Il problema di Ginesi è che nel 2017 avrà versato solo 41 anni di contributi e avrà solo 55 anni. Quindi, per andare in pensione senza decurtazioni, dovrà aspettare di aver compiuto 67 anni e di aver versato 53 anni di contributi. L’alternativa è di smettere di lavorare a 57 anni, accettando una decurtazione dell’8% sulla pensione maturata. «Credo che questo sia eccessivo - conclude Ginesi - soprattutto alla luce del fatto che quando ho iniziato a lavorare bastavano 35 anni, 6 mesi e 1 giorno di contributi versati. Io ho già ora 35 anni di contribuzione, ma per avere la pensione intera devo arrivare a 53 anni. Devo lavorare per altri 18. E non mi pare giusto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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