Sicurezza
Uccise guardia carceraria Condanna ridotta a 16 anni
La Corte d’appello riconosce all’omicida l’attenuante della provocazione Dopo 3 anni a moglie e figlia della vittima non è stata pagata la provvisionale
di Luca Tronchetti
LUCCA. Alla fine la vita di un uomo ammazzato a colpi di pistola vale un mese di carcere. Alla moglie, alla figlia e ai familiari di Rossano Bastianelli, 46 anni, l’assistente capo della polizia penitenziaria ucciso il pomeriggio del 31 agosto 2009 a S. Maria a Colle dopo un banale diverbio dall’impreditore edile Pasquale Tavella, 73 anni, resta soltanto il dolore e l’amarezza per una giustizia che loro ritengono «profondamente ingiusta». La mazzata finale la danno i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Firenze presieduta dalla dottoressa Ruggiero. Che riducono la pena inflitta in primo grado per il reato di omicidio volontario: da 21 a 16 anni (confermati invece i 3 anni per porto e detenzione illegale di pistola). Il motivo dello sconto di pena? La provocazione della vittima. Come se il cazzotto sferrato da Bastianelli a Tavella fosse proporzionale e immediato alla reazione dell’omicida. Che percorre 500 metri con l’auto, si ferma, prende la pistola sotto il tappetino, scende e si dirige nell’orto della vittima sparandogli tre colpi (uno va a segno e lo uccide all’istante) in rapida successione. Una sentenza che la Procura Generale impugnerà in Cassazione. Anche perchè il procuratore generale aveva chiesto un’aumento di pena per l’omicida: da 21 a 23 anni. Proprio per l’assenza di una qualsivoglia legittima difesa e l’assenza di adeguatezza (sproporzione tra offesa e reazione). Alla lettura della sentenza esplode la rabbia contenuta dei parenti che al grido di «vergogna, vergogna» lasciano l’aula accompagnati dai legali di parte civile.
Dolore e rabbia. «Non credo più alla Giustizia, hanno ucciso Rossano due volte». Antonella Pieri, la vedova dell’assistente capo della polizia penitenziaria è il ritratto dell’amarezza. «Una sentenza inconcepibile che ci lascia dentro tanta rabbia e tanti interrogativi. Quanto vale la vita di un uomo se il nostro ex padrone di casa alla fine si è fatto meno di un mese di carcerazione preventiva dopo aver ammazzato come un cane una persona? Ventiquattro, ventuno, diciannove, sedici anni, sono tutti numeri vuoti senza un significato reale. Sarebbe stato meglio se l’avessero condannato a cinque anni, ma almeno quelli li avesse passati dietro le sbarre». Invece Pasquale Tavella resterà ai domiciliari e il carcere non lo vedrà mai più. E, certificati medici alla mano, visto che soffre di depressione potrà passare il periodo estivo nella casa al mare.
Nessun risarcimento. Adesso che si spengono i riflettori sulla vicenda, Antonella Pieri e Valentina Bastianelli, la moglie e la figlia della vittima, restano sole e senza difese. Perchè, ad oggi, non hanno ricevuto nemmeno un euro dall’imputato. Nemmeno le provvisionali immediatamente esecutive disposte dalla Corte d’Assise di Lucca presieduta dal dottor Gabriele Ferro e confermate anche in Appello: 100mila euro per Valentini, attualmente senza lavoro, e 80mila per Antonella. «Ci sembra di vivere in un mondo virtuale: pene e risarcimenti sono soltanto sulla carta» è l’amara considerazione della moglie della vittima. La difesa di Tavella, retta dall’avvocato Zanobini, ha puntato l’indice su presunti errori nelle perizie, sulla personalità della vittima a suo dire affetta da problemi di salute mentale e sulla scarsa attendibilità dei testimoni. E alla fine ha ottenuto l’attenuante della provocazione e lo sconto di pena.
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