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Lucca

«Non ho colpe, sono vittima di mobbing»

Il medico indagato svela : «Ho presentato una denuncia e ho chiesto anche il trasferimento»

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LUCCA

Vittima di mobbing. Così si definisce il medico di ortopedia finito sotto inchiesta per lesioni personali e interruzione di pubblico servizio. Secondo la dottoressa Gerarda Caputo, dietro le segnalazioni sulle sue presunte prestazioni sanitarie errate ci sarebbe un comportamento vessatorio da parte del primario. Contro il quale avrebbe anche già presentato una denuncia. Non prima di aver chiesto il trasferimento «sul territorio che, però, l’azienda non mi ha concesso».

La professionista, dunque, respinge ogni accusa che ufficialmente - sostiene - non le sarebbe neppure stata mossa. «Tuttavia - aggiunge - sono in grado di rispondere del mio operato senza problema. Il primo caso che mi viene contestato, riguarda una trazione effettuata a una paziente, senza poter usare l’amplificatore per il controllo né altre apparecchiature radiologiche perché non compatibili con la patologia grave che mi affligge da anni e che ha portato la stessa azienda sanitaria a riconoscermi un’invalidità al 75%». Proprio questa invalidità- sottolinea la dottoressa - avrebbe dovuto «portare a una diversa organizazione del lavoro del reparto, con la mia esclusione dai turni di reperibilità. Invece così non è stato». Al riguardo, la dottoressa cita anche un altro episodio per il quale è indagata, avvenuto una decina di giorni prima dell’arrivo della paziente con il femore fratturato, da mettere in trazione. «Il 3 giugno 2011 - racconta Gerarda Caputo - ero di turno in reparto dalle 14 alle 20. Successivamente ero stata indicata come reperibile dalle 20 alle 8 del mattino, contravvenendo non solo alle indicazioni date per la mia patologia, ma anche a quello che prevede il contratto nazionale del lavoro per la dirigenza medica. Per contratto, infatti, noi non possiamo lavorare più di 12 ore consecutivamente». Invece, il 3 giugno - ricostruisce la dottoressa - alle 22 era stata richiamata per una prestazione; all’una era tornata a casa e poi, di nuovo, alle 6,30 era stata ricontattata dall’ospedale per l’arrivo di un paziente con una gamba fratturata. «Io mi sono subito preparata - assicura - ma poi non sono riuscita ad arrivare in ospedale perché la batteria della mia auto si era scaricata, visto che la notte avevo lasciato i fari accesi. Comunque, un collega mi aveva assicurato che mi avrebbe sostituita.Da un turno di reperibilità che non mi doveva essere assegnato. Ma non è questa la sola scelta che contesto al primario».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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