La manifestazione
Eurosak, a sorpresa arriva il fallimento
Salta in tribunale l’omologa del concordato per l’opposizione di un creditore, futuro incerto per cinquanta famiglie
di Luca Tronchetti
PORCARI. Un fulmine a ciel sereno che getta nello sconforto una cinquantina di famiglie della Piana. L’Eurosak di Porcari attiva dal 1962, una delle aziende leader nella produzione e nel commercio degli imballaggi, è fallita. L’okay dei giudici del tribunale fallimentare al concordato preventivo in continuità, il sì degli istituti di credito e l’approvazione del piano di salvataggio da parte dell’assemblea dei creditori non sono serviti a nulla. Perchè nell’udienza di omologa c’è stata la ferma opposizione del creditore principale: il Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi). Nei confronti dell’Eurosak il Conai vantava crediti per alcuni milioni di euro (si parla di 7-8) e non era disposta a figurare come creditore chirografario accettando il 12% previsto dal piano messo a punto dall’azienda di Porcari (per i creditori privilegiati era previsto il 97,50, per i chirografari bancari il 55%). Un rifiuto che ha costretto il tribunale a non omologare il concordato dichiarando così il fallimento dell’azienda e nominando come curatore l’ex commissario giudiziale la commercialista Paola Del Prete di Porcari. Un autentico dramma per i dipendenti - erano circa 80, ma adesso sarebbero una cinquantina - che non si aspettavano certo una conclusione del genere dopo un certo ottimismo ventilato lo scorso autunno.
Scenari. Oggi alle 16,30 nella sede di Assindustria ci sarà un incontro con le organizzazioni sindacali dei lavoratori, il curatore fallimentare e le maestranze. Obiettivo principale è quello legato alla continuità di produzione sotto l’egida della curatela. «Serve un fronte comune con l’aiuto delle istituzioni. - dicono Rossi per la Cgil e Pierotti per la Cisl - Ci sono un’ottantina di lavoratori (tra cui quindici donne) a cui dobbiamo dare certezze per il futuro. Il concordato prevedeva la continuità aziendale. All’Eurosak l’attività prosegue, ci sono ordinativi e si era ventilata l’ipotesi di fare in futuro nuove assunzioni. C’è poi da mettere in piedi la questione degli ammortizzatori sociali: la cassintegrazione ordinaria e straordinaria». Anche il sindaco di Porcari, Alberto Baccini, e l’assessore provinciale Bambini restano di sale di fronte al fallimento dell’Eurosak. «Da mesi stavamo seguendo la situazione - dicono - e abbiamo incontrato sindacati, commissario giudiziale, giudice delegato ai fallimenti. Ritenevamo, vista l’assemblea dei creditori, vi fossero le condizioni affinchè il concordato potesse essere omologato. Così non è stato. Adesso dobbiamo rimboccarci le maniche e decidere in tempi strettissimi le iniziative da assumere. Non siamo di fronte a un’azienda decotta, ma a una ditta viva e attiva con commesse e ordinativi da soddisfare. Comune, Provincia e istituzioni devono favorire l’ingresso di nuovi imprenditori e assicurare una prospettiva all’azienda e ai lavoratori. Lo storico patrimonio industriale di quella zona va preservato».
Cause della crisi. L’innalzamento dei prezzi delle materie prime nel periodo 2007-2009, le difficoltà finanziarie della controllata francese Europacaging spa e quelle economiche delle Industrie Resine Biccari, ma soprattutto il rilevante incaglio nei confronti di due aziende controllate del gruppo Impregilo che ha prodotto un mancato incasso di un milione di euro e in generale nei primi mesi del 2008 un’esposizione creditoria di quasi 12 milioni di euro con conseguente diminuzione di fatturato. Per rimborsare il debito dell’Eurosak l’amministratore unico, Franco Colombini, aveva venduto un immobile a Porcari (1 milione e 630mila euro) mentre altri due erano stati soggetti a cessione entro il 2014.
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