Il Tirreno

Lucca

Una colonna di tir per bloccare i caselli

Una colonna di tir per bloccare i caselli

Anche le barriere di Altopascio e Capannori nel mirino della protesta nazionale degli autotrasportatori

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di Barbara Antoni

e Gabriele Allidi

LUCCA

Il movimento dei Forconi, gli autotrasportatori in guerra col governo Monti, colpisce anche in territorio lucchese e fa scattare disagi nella viabilità e blocchi ai caselli della Firenze - mare. Ieri mattina di buon’ora la mobilitazione scatta in entrata ai caselli di Altopascio e Capannori. Dalle 18,30 di ieri sera, dopo essersi sciolti verso le 14, gli autotrasportatori tornano a scendere in piazza e ri-occupano il casello di Altopascio. Il clima è di tensione: con il buio, si lascia un corridoio per consentire il deflusso delle auto in uscita dall’autostrada, ma i mezzi pesanti vengono bloccati appena usciti dall’autostrada.

Una giornata davvero movimentata che comincia ieri mattina presto con tanti bisonti della strada, disposti uno dietro l’altro ai caselli, con lo scopo di impedire ad altri autotrasportatori di imboccare l’autostrada, di viaggiare e lavorare in un giorno votato invece alla protesta. Le auto passano invece indisturbate dai due caselli. La protesta va avanti per ore: sulle prime gli “arrabbiati” lasciano capire che staranno lì tutto il giorno perché quando si protesta si va avanti a oltranza. Poi un passo indietro.

E così, al casello di Capannori, il gruppo di “dimostranti”, già sotto la sorveglianza della polizia stradale e il controllo, dalle telecamere, della società Autostrade, si scioglie poco dopo le dieci, mentre il presidio in entrata al casello di Altopascio va avanti fino alle 14. E data la notevole quantità di mezzi incolonnati si snoda anche lungo la strada di accesso.

Le forze dell’ordine accorse sui due presidi non riscontrano elementi di disordine pubblico. Si è trattato, spiegano, di una protesta, non organizzata ma pressoché estemporanea, nata dagli autotrasportatori la cui sede di lavoro si trova fra Lucca e la Piana che domenica avevano saputo della mobilitazione organizzata invece dai Forconi sul territorio di tutto il paese. Domenica sera si sono sentiti al telefono ed è bastato poco per decidersi a scendere in piazza. Altri autotrasportatori, in entrata ai due caselli indicati come luoghi del presidio (evidenziati, ieri anche sulla cartina in internet di Viabilità Italia, il corpo speciale della polizia che si occupa di problemi della viabilità su tutto il territorio italiano) si sono uniti spontaneamente alla protesta.

  Che nasce da un’esasperazione per l’incidenza che l’aumento del costo dei carburanti e dei pedaggi autostradali, così come dell’Irpef (provvedimenti contenuti nella manovra del governo Monti) avranno sul lavoro e sul reddito di chi lavora nel trasporto.

I racconti dei protagonisti ne danno conferma.

«Dopo esserci sentiti velocemente per telefono domenica sera, questa mattina (ieri, per chi legge, ndr) – dice Giuseppe Disperati, uno degli autotrasportatori che partecipa al presidio di Altopascio – ci siamo ritrovati e abbiamo dato il via alla nostra manifestazione di protesta nei confronti dell'aumento incontrollato del gasolio, ma soprattutto per la mancanza di tutela sul rispetto delle tariffe minime che i committenti dovrebbero pagarci».

Disperati è uno fra gli autotrasportatori presenti fin dalla primissima mattina al casello autostradale di Altopascio, fra quelli che vedonoo pian piano aumentare le fila dei manifestanti, molti dei quali vedendo i camion dei colleghi fermi si fermano per sapere cosa sta succedendo e dopo aver sentito le loro ragioni hanno deciso di aderire spontaneamente.

«I sindacati, il governo o chi di dovere – dicono in coro Enzo Gagliardi e Antonio Simoni della ditta Siga Truck – devono formare un organo che vigili sul rispetto da parte dei committenti dell'applicazione della tariffa minima, non si può andare avanti così, i committenti non rispettano le regole della tariffa minima. Questo elemento, sommato agli aumenti di gasolio, autostrade e altri costi fissi ci penalizza oltre misura. Ormai siamo nella condizione di non sapere davvero più cosa fare».

Intorno all’una arrivano rappresentanti della Fita Cna (la categoria della confederazione nazionale artigiani che segue gli autotrasportatori), per rendere noto il contenuto del documento della loro sigla sindacale in cui viene spiegato che Fita Cna «non ha proclamato il fermo» e sottolineano invece che «le altre associazioni di categoria, in data 18 gennaio, hanno tutte deciso e comunicato la sospensione del fermo di sessanta giorni».

Un aspetto che viene illustrato in modo ancora più chiaro da Renzo Giannetti della Fita Cna: «Sulle ripercussioni degli aumenti derivanti dalla manovra del governo Monti per gli autotrasportatori - dice il sindacalista - esiste una trattativa aperta con il governo. La nostra indicazione è di non aderire a scioperi e manifestazioni, perché per noi la trattativa rimane aperta, così come il tavolo con il governo. Invece altre sigle, come Trasportounito, hanno deciso di dare il via alla manifestazione. A nostro parere è nata anche dal pressappochismo e dalla disinformazione degli autotrasportatori, per invitiamo a non sposarla».

A questo punto i camionisti si dirigono ai loro mezzi per riprendere il lavoro.

Alle 18,30, la protesta vive il secondo round. Si replica il blocco al casello, sulla scorta anche del tam tam che il movimento dei Forconi fa rimbalzare su internet e sulle sue pagine Facebook.

ALLE PAGINE 2 E 3

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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