La manifestazione
Abuso d’ufficio, assolto Marchetti
Possono coesistere i ruoli di sindaco e patron di una public company
ALTOPASCIO
Assolto per non aver commesso il fatto con lo stesso pubblico ministero d’udienza che chiede l’assoluzione.
Ancora una volta il sindaco di Altopascio, Maurizio Marchetti, esce indenne dall’ennesimo processo nei suoi confronti. L’accusa era di abuso d’ufficio per una presunta violazione degli articoli 63 e 78 del Testo Unico degli enti locali. Stando alla procura il primo cittadino - rivestendo nel 2005 la qualifica di assessore ai lavori pubblici del comune di Altopascio e di consigliere provinciale e dal 2006 quella di sindaco e consigliere provinciale - avrebbe contestualmente svolto attività di amministrazione in società partecipate che svolgevano servizi indispensabili nell’interesse del comune del Tau: Acque Spa, Acqua Ingegneria srl, Acquapur spa e Ascit nel 2005 r Acqua Ingegneria e Ascit dal 2006 al 2008. Presunte incompatibilità che vennero sottolineate più volte nel corso del 2009 dal consigliere di minoranza Mario Sarti che in consiglio comunale e sui giornali aveva inviato Marchetti, 51 anni, a dimettersi. Incompatibilità che il primo cittadino - difeso dall’avvocato Stefano Del Corso - aveva sempre negato forte di pareri legali autorevoli forniti da esperti di diritto amministrativo.
Tesi difensiva che ha trovato pieno riscontro sia da parte del collegio presieduto dal giudice Carlo Annarumma sia da parte del pm in aula che, alla luce dei riscontri emersi, non ha potuto far altro che chiedere per l’imputato l’assoluzione. Sulla vicenda interviene con una nota il primo cittadino di Altopascio: «Un’indagine partita da esposti di politici che se la prendono con il sottoscritto semplicemente perchè li ho sempre battuti alle elezioni. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e anche stavolta ero certo di essere nel giusto perchè quell’incarico di presidente di una società pubblica di progettazione l’ho ricoperto a costo zero. Nel nostro Paese la giustizia è lenta, ma quando i giudici debbono decidere lo fanno con equità. Resta l’amarezza per il clamore mediatico di allora rimane».
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