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Lucca

Chiude l’agenzia formativa della Cgil

Chiude l’agenzia formativa della Cgil

Il presidente: «Una decisione dolorosa». Perdono il posto cinque dipendenti diretti e tante collaboratrici a progetto

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di Barbara Antoni

LUCCA

Il sipario cala su Proteo, l’agenzia formativa espressione della Cgil nata nel 1987, con sede in via Martini. Il 31 gennaio prenderà il via il processo di messa in liquidazione del centro studi e formazione, una onlus che dava lavoro a cinque dipendenti assunte a tempo indeterminato e numerose collaboratrici, tante donne, tutte precarie e quasi tutte laureate, la cui attività era configurata con contratti a progetto.

«Dopo gli ultimi tre bilanci in perdita - spiega Pierpaolo Dell’Uomo, presidente del consiglio di amministrazione di Proteo - abbiamo dovuto decidere con tanta, tanta sofferenza di chiudere l’agenzia. I costi non erano più sostenibili. Proteo ha scontato i problemi di tutte le agenzie di formazione, specialmente quelle che lavoravano con i progetti, e quindi i contributi, del Fondo sociale europeo. Purtroppo, i fondi sono sempre meno e le agenzie di formazione troppe, specialmente in Toscana».

E dire che poco tempo fa, sul centro studi e formazione si era deciso di investire notevoli risorse economiche, per adeguare la struttura dal punto di vista tecnologico e degli strumenti, per essere al passo delle più moderne agenzie di formazione.

La decisione di chiudere l’agenzia è stata sofferta anche perché, continua Dell’Uomo, «eravamo l’unica Cgil provinciale in Toscana ad avere una propria struttura di formazione. Per anni abbiamo portato avanti un progetto unico«.

Un esperimento che, per anni, ha dato risultati più che positivi, ma che poi è scivolato nell’abisso, non per sua colpa ma per colpa dei tempi e della crisi globale. Anche Giampaolo Mati, segretario generale della Cgil provinciale, la pensa così: «L’attività di Proteo è caduta a precipizio perché i soldi del fondo sociale europeo per i progetti di formazione sono diminuiti, e quelli che ci sono sono stati destinati a progetti contro la crisi», dice Mati.

Ma da parte delle donne, dipendenti dirette e precarie (un gruppo nutrito, circa una quindicina, anche se in passato erano molte di più) quelle che con la fine di Proteo vedranno finire anche il loro lavoro, l’amarezza è tanta, infinita, come racconta anche Silvia Barattini, una delle tante progettiste con contratto di collaborazione. «Noi che abbiamo lavorato anni per Proteo, ma come precarie, oggi non abbiamo diritto a niente: né cassa integrazione, né trattamento di fine rapporto», si sfoga.

Da parte sua, Dell’Uomo rivendica la correttezza con cui Proteo ha sempre operato, in primo luogo nei confronti dei dipendenti. «Furono subito stabilizzate le dipendenti dirette dell’agenzia. Le altre avevano contratti a progetto: essendo progettiste, professioniste, avevano rapporti di lavoro anche con altre agenzie: per questo la loro attività era regolamentata con contratti a progetto», dichiara. Al momento, due delle cinque dipendenti dirette si sono già dimesse, spiega il presidente del cda, perché hanno trovato una nuova occupazione. Intanto, continua, «stiamo cercando di ricollocare le altre tre. Una sta lavorando in Cgil, e contiamo di assumerla definitivamente al più presto. Le altre due verranno intanto impegnate nelle attività amministrative che implica una procedura di messa in liquidazione. Finito questo periodo, di sicuro avvieremo percorsi per ottenere ammortizzatori sociali, ma il nostro scopo finale è quello di ricollocarle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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