La manifestazione
La difesa del sindaco non convince il pm
LUCCA La memoria difensiva del sindaco Mauro Favilla non convince la procura. Nel dossier inviato dal legale del primo cittadino, avvocato Anna Francini del foro di Pisa, si giustificano le somme...
LUCCA
La memoria difensiva del sindaco Mauro Favilla non convince la procura. Nel dossier inviato dal legale del primo cittadino, avvocato Anna Francini del foro di Pisa, si giustificano le somme contestate dalla polizia giudiziaria in relazione al presunto finanziamento illecito per la campagna elettorale del 2007. Tra queste la più ingente (88mila 701 euro) sarebbe stata giustificata dal sindaco come denaro ricavato, almeno in parte, dalla vendita di un appartamento di proprietà della figlia. E giustificazioni sarebbero state date anche sugli altri versamenti eseguiti dal sindaco sul proprio conto corrente per un importo di 172mila. C’è però un particolare che non convince l’accusa: al di là delle spiegazioni non ci sarebbero pezze d’appoggio (ricevute, estratti conto, ecc.). C’è poi un altro punto che alla procura appare nebuloso. Quello del presunto finanziamento elettorale ottenuto attraverso le prestazioni della società Emme Emme, tipografia di Bientina. Stando allo stesso primo cittadino quei volantini elettorali non erano stati eseguiti nel suo interesse di candidato a sindaco del centrodestra e comunque da lui mai richiesti. Ma procura e polizia giudiziaria avrebbero verificato che quei diecimila volantini elettorali - stampati proprio in occasione del ballottaggio - avevano stampata l’immagine di Mauro Favilla. Per quanto riguarda gli altri indagati - l’ex presidente della Lucchese, Fouzi Hadj, il mandatario elettorale Natale Mazzoni e il presidente della Cooperativa Morelli, Marcello Federighi - nessuno ha presentato memorie difensive o si è fatto ascoltare dal pubblico ministero. I termini adesso sono scaduti e in questi giorni il sostituto procuratore Fabio Origlio dovrà decidere se chiedere l’archiviazione o citare direttamente a giudizio il sindaco e gli altri tre indagati. In tal caso entro 45 giorni dovrebbe essere fissata l’udienza. Proprio in piena campagna elettorale. (l.t.)
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