Il Tirreno

Lucca

Sparatoria per la fuga ucciso un tunisino, arrestato il complice

Sparatoria per la fuga ucciso un tunisino, arrestato il complice

Marco Barbato di Altopascio era sull’auto carica di droga Per sfuggire ai controlli sperona la volante della polizia

2 MINUTI DI LETTURA





ALTOPASCIO

Un drammatico inseguimento a 200 chilometri all’ora lungo i viadotti dell’A12 con i banditi che tentano di disfarsi della droga e di fuggire alla cattura dileguandosi tra i campi. Poi un bagliore nel buio verso gli agenti della stradale.Che sparno per difendersi e uccidono un tunisino clandestino - Karim Azouz, 20 anni - per poi catturare altri due malviventi rimasti nella Volvo bloccata dalla polizia dopo un tentativo di speronamento dei fuggitivi braccati. Tra gli arrestati c’è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine: Marco Barbato, 41 anni, nato a Pescia e residente ad Altopascio.

Barbato venne arrestato una prima volta il 14 ottobre 2009. Accusato di aver appiccato il fuoco al capannone che ospitava il calzaturificio degli ex datori di lavoro della moglie causando danni a merci e macchinari per oltre 500mila euro. Il motivo? Stando alla procura della Repubblica si sarebbe vendicato dei proprietari dell’azienda che non volevano sborsare la cifra richiesta per la liquidazione della donna che si era licenziata. L’indagine venne affidata alla squadra Mobile diretta dal dottor Virgilio Russo. Furono ascoltati, come persone informate dei fatti, i titolari della piccola a conduzione familiare. Sono proprio loro a rivelare un particolare interessante agli investigatori: un mese prima dell’incendio Barbato armato di una mazza da baseball si presentò in azienda e minacciò uno di loro. Che spaventato si rifugiò nell’abitacolo di un furgoncino della ditta. Lì venne raggiunto da Barbato che con furia inaudita scaricò la sua rabbia contro la carrozzeria e i vetri del pulmino della ditta causando danni per alcune migliaia di euro. In soccorso dell’imprenditore si precipitò il fratello che venne colpito con la mazza. Prima di allontanarsi dal calzaturificio - stando all’accusa - lanciò la sua minaccia. «Vi brucio il capannone». E sulla base di quella minaccia gli inquirenti, attraverso intercettazioni telefoniche, arrivarono a controllare il traffico dell’uomo che proprio nell’orario in cui scoppia l’incendio (alle 2 di notte tra il 29 e il 30 luglio) si trova a 7-800 metri dal luogo in cui si sviluppano le fiamme. Nel maggio 2010 la Mobile rintraccia e trae in arresto Barbato ricercato per scontare 10 mesi e 10 giorni di reclusione per lesioni aggravate, danneggiamento e minacce gravi. Reato riferito all’aggressione dei proprietari del calzaturificio di Segromigno. Esce dal carcere nel 2011 e da quella data non si hanno più notizie su di lui. Adesso dovrà spiegare ai magistrati liguri cosa ci faceva in quell’auto che trasportava stupefacenti.(l.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa