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Don Moni, cappellano sprint a 93 anni

Don Moni, cappellano sprint a 93 anni

CASTELNUOVO Tutti gli vogliono un gran bene. Quel bene che si vuole alle persone care. Perché don Giovanni Moni è come e uno di casa: 93 primavere a settembre, è l’attivissimo cappellano all’ospedale...

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CASTELNUOVO

Tutti gli vogliono un gran bene. Quel bene che si vuole alle persone care. Perché don Giovanni Moni è come e uno di casa: 93 primavere a settembre, è l’attivissimo cappellano all’ospedale S. Croce. E a maggio la diocesi lo festeggerà per i suoi 70 anni di ordinazione sacerdotale.

«Mi sento sempre quello di una volta», confida don Moni. Un vero record per una persona ultranovantenne che assolve le sue mansioni incurante dell’età anagrafica e con una serenità contagiosa. «Sto bene anche perché mi tengo in allenamento – dice il sacerdote -. Passo in rassegna in lungo e largo l’ospedale non so più nemmeno quante volte al giorno. Se non è fare movimento questo…».

Infatti, ogni giorno, don Giovanni Moni, gira reparto per reparto, stanza per stanza, malato per malato. Portando consolazione e speranza, quella che viene dalla fede in Dio. Ma non solo. Oltre a pregare non fa mai mancare un battuta scherzosa per far sorridere i degenti. Tutti i pomeriggi alle ore 16,30 nella cappella del nosocomio celebra la messa. E quando viene invitato in qualche paese per una liturgia non si tira di certo indietro.

«Sono cappellano dell’ospedale dal 1992 – racconta -. In quegli anni ero ancora parroco a Castiglione che lasciai nel 1997 dopo esserci stato per 50 anni e un mese. La mia esperienza sacerdotale iniziò a Fornovolasco in mezzo a tedeschi e partigiani dove rimasi per cinque anni». Adesso don Moni abita con una famiglia a Castelnuovo. Tutte le mattine alle 8 è già al S. Croce dove resta fino alle sette la sera. «Non guidando più – dice – mi accompagnano. A Campori dico ancora messa tranne in questo periodo che è freddo». Appena arriva in ospedale al mattino va nella sua stanza e guarda il tg. Poi, indossa il camice bianco e inizia la visita ai ricoverati. «Porto sempre con me la teca con l’Eucaristia. Perché è il Signore che va a trovare gli ammalati. Prego con loro ed alcuni mi chiedono di essere confessati, altri la Comunione ad altri impartisco l’unzione degli infermi». Non molto tempo fa durante una celebrazione eucaristica l’arcivescovo Italo Castellani nel corso della sua omelia disse che era rimasto colpito da come don Moni si immedesimasse nella proclamazione del Vangelo. «In effetti – conferma don Moni – molti mi dicono che quando dico messa mi immedesimo. E a proposito di celebrazioni, negli ultimi anni non ho partecipato alla messa crismale in Cattedrale dove si ricorda anche il nostro anniversario sacerdotale. Ma quest’anno sarò presente. Settanta anni di sacerdozio non capitano tutti i giorni. Qual è il segreto per arrivare così alla mia età? Lo devo solo al Signore. La mia missione è essere al servizio e dove c’è bisogno io vado. Quando entro in reparto mi ripeto che ora don Moni sta fuori ed entra il cappellano. I malati mi accolgono volentieri. A volte che la stanza di alcuni pazienti è chiusa perché ci sono i medici a visitare e non entro. Poi mi rimproverano per non esserci passato».

Azelio Biagioni

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