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Emilio, 4mila chilometri al mese e l’abitacolo trasformato in casa

Emilio, 4mila chilometri al mese e l’abitacolo trasformato in casa

LUCCA Emilio, camionista, sulla cinquantina e una vita passata a guidare camion di grandi dimensioni ieri era tra gli autotrasportatori scesi in strada a protestare. Lavora per la ditta...

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Emilio, camionista, sulla cinquantina e una vita passata a guidare camion di grandi dimensioni ieri era tra gli autotrasportatori scesi in strada a protestare. Lavora per la ditta “Autotrasporti Cinquini” di Lucca e passa intere settimane, dal lunedì al venerdì (con rientro a casa previsto per il sabato), in giro per l'Italia e per l'Europa, solcando chilomentri e chilometri di autostrade che lo portano ovunque: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Marche, talvolta in Francia e raramente al Sud. Nell'ultima settimana ha percorso quasi 4mila km e ieri, quando l'abbiamo incontrato durante la manifestazione, non era ancora tornato a casa, a Gallicano, da sua moglie. «Vengo da Nizza – racconta – ho fatto sosta a Viareggio per essere qui stamani, per protestare. Con questa ordinanza ho calcolato una perdita media giornaliera pari a un'ora e mezzo».

Durante il corteo racconta la sua vita da camionista. «E’ fatta di tabelle di marcia a cui è impossibile venire meno, orari di consegna, tempi di percorrenza su autostrade, soste obbligate e ricerca disperata di un posto, di una piazzola, dove passare la notte. Certo la nostra condizione è migliorata, guidare un camion oggi non è così faticoso come lo era anni fa, ma la nostra vita non è più facile di un tempo».

Ogni quattro ore e mezza di guida deve seguire una sosta di 45 minuti, per un totale di nove ore al giorno di guida: così in poche battute capisci che l'esistenza di un autotrasportatore è segnata dal tempo, dall'inesorabile e inarrestabile scorrere dei minuti, delle ore e dei giorni.

«Fare l'autista - spiega Emilio - è ancora oggi una roulette russa. Se ti scoppia una gomma in autostrada devi sperare di trovarti a pochi metri da una piazzola. Ma il vero incubo del camionista non è la guida, bensì l'attesa. Quando sei a destinazione e devi scaricare e caricare il rimorchio, speri che i dipendenti delle ditte clienti facciano più in fretta possibile. Sono loro, in fondo, a dettare la vera tabella di marcia: e se ti rendi antipatico, allora possono farti aspettare anche per un giorno intero». Emilio si è costruito un ambiente confortevole dentro il camion: l'abitacolo è diventato la sua casa mobile, con la dispensa e il frigo per il cibo, la televisione e il reparto vestiti. «Non mangio mai al ristorante o all'autogrill – conclude – perché finirei per spendere troppi soldi, già ne guadagnamo pochi. Ho il fornellino da campeggio, cucino tutto da solo. Poi torno a casa il sabato, il tempo per pulire il camion, lavare i vestiti, fare la spesa, svagarsi un po' e ripartire il lunedì. I figli? No, non ne ho (sorride): non so se è un bene o un male, di sicuro con questo lavoro non avrei potuto godermeli». (n.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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