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Baccelli scende in campo: primarie e poi candidatura

Baccelli scende in campo: primarie e poi candidatura

«Da sindaco svolgerò due lavori con uno stipendio: sarò anche presidente liquidatore della Provincia»

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di Ilaria Bonuccelli

LUCCA

Ufficialmente aspetta la risposta di Alessandro Tambellini sulle primarie. In realtà, Stefano Baccelli ha già deciso di candidarsi a sindaco. Al di là del veto della coalizione. Malgrado la minaccia di dimissioni del segretario comunale del Pd e la convocazione d’urgenza (leggi: un richiamo all’ordine) del segretario regionale.

In questo momento, sembra che niente possa fermare la corsa di Baccelli verso palazzo Orsetti. Neppure il documento che i partiti del centrosinistra hanno siglato venerdì, al termine del confronto a palazzo Ducale, per invitarlo a occuparsi solo di governare la Provincia. A questo, però, Stefano Baccelli ha anche già pensato: se venisse eletto sindaco, porterebbe avanti due lavori, ma con un solo stipendio. Governerebbe il Comune e, fino al 31 dicembre, svolgerebbe la mansione di presidente liquidatore della Provincia, avendo cura di impedire l’incamerazione di palazzo Ducale nel patrimonio del Demanio o della Regione. Non fosse altro per trasformarlo nel nuovo municipio.

ULTIMATUM PRIMARIE. - Baccelli è chiaro. Senza le primarie - dice - il centrosinistra è destinato a perdere. E Tambellini sarebbe scellerato a non accettare il confronto. Dimostrerebbe quella chiusura e incapacità di «dialogo con tutta la città» che Baccelli imputa sia ai partiti sia al candidato sindaco considerato «incapace di vincere le elezioni. Se mi battesse nelle primarie, invece, potrebbe riuscirci, perché avrebbe dimostrato sul campo la capacità di dialogare con quella parte di città che da mesi chiede a me di candidarmi».

Baccelli, insomma, è convinto che il centrosinistra non si possa sottrarre alle primarie, volendo evitare la debacle elettorale. In realtà, la coalizione gli ha già bocciato la proposta. Eppure Baccelli insiste: «Aspetto una risposta ufficiale. Poi deciderò che fare». L’attesa non sarà lunga. Tambellini, che si dice «sereno» gli risponderà in un paio di giorni. Subito dopo la decisione della direzione territoriale del Pd.

LA CANDIDATURA. La voglia di fare il sindaco - spiega Baccelli - nasce da due fattori. Il primo è il silenzio che circonda la campagna elettorale: l’incapacità del centrosinistra di spiegare «che cosa ci sia da fare per Lucca, invece di limitarsi a dire che cosa la città non deve diventare». Il secondo è la cancellazione delle Province. «Non mi sto battendo per conservare la poltrona, ma per assicurarmi che funzioni fondamentali per il territorio restino al Comune e non vengano trasferite alla Regione». Tanto meno - precisa Baccelli - la «mia candidatura nasce da manovre, trame, complotti che abbiano come riferimento il “colle”» Barga e dintorni, il regno del senatore Andrea Marcucci, impegnato a garantirsi la ricandidatura alle politiche. Per le quali Baccelli potrebbe rappresentare un concorrente. Il presidente, però, assicura di non avere ambizioni romane ma di essere concentrato su Lucca. «Non possiamo sperare di sconfiggere il centrodestra per consunzione, solo perché è diviso. Non è successo cinque anni fa, dopo la guerra Pera-Fazzi e dopo quasi un anno di commissariamento, non succederebbe neppure quest’anno».

ALLEANZE. Baccelli assicura che da candidato la sua coalizione sarebbe quella che oggi governa Palazzo Ducale, «sinistra radicale inclusa.Non ho tentazioni terzopoliste tuttavia negli ultimi mesi c’è stata una rivoluzione copernicana in politica, con la scomparsa di Berlusconi e del collante elettorale dell’anti-berlusconismo. Oggi l’elettorato ci chiede un programma concreto e, sulla base di questo, di ampliare le alleanze. Soprattutto verso la società civile».

INCOMPATIBILITA’. Né ineleggibile, né incompatibile. Baccelli non ritiene il suo ruolo di presidente della Provincia un ostacolo alla candidatura a sindaco. Neppure alla luce del regolamento del Pd controi doppi incarichi. «Non conosco questo articolo - sostiene Baccelli - ma so che il Pd è un partito strutturalmente basato sulle primarie. Mi ci sono sottoposto io nel 2006, quando ero già stato indicato da Ds e Margherita. Furono chieste a gennaio, si tennero a marzo e si votò a fine maggio. La stessa situazione di oggi: non vedo perché ci si dovrebbe sottrarre. Oltretutto, concedendomele il Pd si sgraverebbe di ogni responsabilità in caso di sconfitta: la colpa sarebbe solo mia».

TAMBELLINI. Se perdesse le primarie, Baccelli si impegna ad appoggiare Tambellini. Con buona pace del Pd, in fibrillazione da Lucca a Firenze. «In effetti, il segretario regionale - conclude Baccelli - mi ha convocato d’urgenza, per chiedermi: “Che cosa stai facendo Stefano?”.Io glielo ho spiegato e lui mi ha ascoltato. Anche se non credo che mi appoggi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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