Il Tirreno

Lucca

Ciechi a visita, ma l'oculista non c'è

Ilaria Bonuccelli
Ciechi a visita, ma l'oculista non c'è

L'Inps valuta sulla base dei certificati il diritto a mantenere la pensione o l'indennità

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 LUCCA. Li chiamano a visita, ma non li visitano. Non possono. Nella commissione medica non c'è neppure un oculista. Per verificare se i ciechi hanno ancora diritto alla pensione o all'indennità, l'Inps valuta i certificati. E conferma l'invalidità a condizione che la dizione della patologia sia quella codificata: "Ombra luce" o "motu mani". Se non compare, niente indennità.

E si blocca subito il pagamento. Per riattivarlo, poi, il cieco deve ricominciare tutta la trafila da capo: visita, certificato, compilazione telematica della richiesta. In concreto un'attesa che va da un anno a un anno e mezzo.  Lo sa bene, ad esempio, il centralinista sessantenne che a marzo 2010 è andato alla posta per riscuotere e non ha trovato nulla sul proprio conto. Pagamento sospeso perché non aveva presentato la certificazione né si era presentato a visita. Del resto, non aveva mai ricevuto la raccomandata con cui Inps lo informava di essere stato sottoposto a verifica. La notifica è avvenuta per compiuta giacenza. Così ha dovuto riattivare la pratica: la pensione gli doveva essere restituita a partire da settembre-ottobre, invece ha riscosso il 2 gennaio. E non gli sono stati neppure accreditati tutti gli arretrati.  La burocrazia, dunque, mette in difficoltà gli invalidi, come conferma la sezione provinciale dell'Unione nazionale ciechi che, ogni giorno, si trova a gestire situazioni di questo tipo. Lo sa bene il manager chiamato a visita a dicembre e rimandato a casa senza aver concluso nulla: la commissione medica, infatti, non lo ha potuto visitare per mancanza di oculista; nessuno gli aveva segnalato la documentazione da presentare e così è stato rispedito a casa, con l'invito a inviare la certificazione per fax, per non perdere l'indennità. Per sentirsi dire questa risposta, fra l'altro, il manager ha aspettato quasi un'ora, visto che i medici non hanno iniziato a ricevere alle 9 come da convocazione.

I CONTROLLI  Dal 1º gennaio 2010 l'Inps ha l'incarico anche di accertare i meriti di invalidità per confermare le indennità e le pensioni, per revocarle o per ridimensionare il trattamento economico. La procedura per i ciechi, però - denuncia la sezione provinciale - è complicata. E poco adatta ai ciechi.  In primo luogo, l'Inps spedisce una raccomandata nella quale invita la persona a inviare, entro 15 giorni, la documentazione della propria patologia all'Inps. Se questa scadenza non viene ottemperata, l'istituto invia una seconda raccomandata per convocare la persona a visita. Se, per qualche motivo, anche questo secondo avviso non viene ricevuto, viene subito sospesa la pensione.  «Le difficoltà - esordisce Leonardo Federigi, presidente provinciale dell'Unione nazionale ciechi - iniziano già dalla prima fase. Dall'invio della prima raccomandata che spesso va persa o non viene proprio ricevuta. Intanto, il postino non suona più per avvisare che è stata lasciata o per consegnarla direttamente alla persona. Si limita a metterla sotto la porta o a depositarla nella cassetta delle lettere. Se un cieco vive solo, può non accorgersi del recapito. Se, invece, è assistito da una badante straniera può succedere che non capisca l'importanza della raccomandata. A maggior ragione, il problema si pone per la seconda raccomandata, quella che ti chiama a visita. Se non viene ricevuta, ti interrompono subito l'erogazione della pensione. E, poi, per ridartela ci vogliono, in media da 10 a 12 mesi, a volte anche di più». Per evitare questa trafila - spiega Federigi - l'Unione ciechi aveva chiesto all'Inps «di poter avere l'elenco delle persone da chiamare a visita. In questo modo avremmo potuto avvertirle come associazione, ma ci è stato risposto che non è possibile». Perché - precisa Vittoria Ferrara direttrice dell'Inps di Lucca - «gli elenchi delle persone da sottoporre a visita non contengono solo i nomi dei ciechi, ma anche quelli di persone affette da altre invalidità o patologie. Scorporarli, per noi, è impossibile. Tanto più che gli elenchi arrivano già compilati da Roma».

 LA RIATTIVAZIONE  Per riattivare l'indennità o la pensione sospesa per mancato invio di documenti o mancata visita - spiega l'Unione nazionale ciechi - è un'epopea. Infatti, il paziente deve ricominciare la procedura come se non avesse mai percepito niente.  Innnanzitutto deve effettuare una visita da un oculista con la qualifica di "certificatore" per ottenere un certificato sulla propria patologia, da inviare all'Inps. Poi, l'Unione ciechi invia dati anagrafici e altre informazioni richieste dall'istituto per via telematica. A quel punto, scatta una nuova visita per accertare il diritto alla pensione. E poi l'erogazione può riprendere. «In realtà - fa presente Federigi - non è così semplice. Intanto, gli oculisti privati certificatori sono pochi: 4 o 5 in tutta la provincia. Ci sono quelli dell'Asl, ma i tempi per la visita spesso sono lunghi».  Questa, però, non è l'unica difficoltà. «Il problema - riprende Federigi - è che se nel certificato la cecità assoluta non viene descritta come "motu mano" o "ombra luce" i medici dell'Inps non accettano il certificato. Se, però, nella commissione che visita ci fosse un oculista dell'istituto, potrebbe ricondurre a queste due patologie quelle indicate sul certificato. Ci è capitato di non vedere accettate certificati molto dettagliati solo perché non riportavano le dizioni richieste dall'Inps». In realtà - obietta l'Inps da Roma - queste sono le «dizioni richieste dalla legge, la 382 del 1970 e poi la 128 del 2001, per certificare la cecità assoluta. Nessuna convenzione o semplificazione dell'Inps, ma solo l'applicazione della normativa vigente. Fra l'altro, l'Unione nazionale ciechi può, per legge, partecipare alle visite dell'Inps con un proprio medico anche se spesso non lo fa, per mancanza di medici».

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