Il Tirreno

Lucca

Aprire fino a mezzanotte porta solo costi in più Fornaci, negozianti all'attacco

Nicola Bellanova
L’interno del negozio L’Emiliana
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L’interno del negozio L’Emiliana

Gli operatori chiedono che siano organizzate iniziative ma durante il giorno per ravvivare il tono del commercio

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 FORNACI. Il coro dei commercianti fornacini è pressoché unanime: «Il governo dia più soldi alle famiglie, in modo che si possa spendere, e nel nostro piccolo si facciano più eventi mirati a cadenza costante per valorizzare le nostre attività». Il che, e lo dicono chiaramente, non significa insistere con le chiusure a mezzanotte, che invece di portare gente nei negozi hanno creato solo un aumento dei costi per utenze e personale. Il centro commerciale naturale più popoloso della Mediavalle non riesce a rialzare la testa, affossato dalla crisi di liquidità che non sta permettendo, almeno in questi primi giorni di svendite, l'auspicata boccata d'ossigeno.

Non che tutti si lamentino, ma iol calo rispetto all'anno passato è evidente. Si aspetta questa settimana, quella del pagamento degli stipendi, per vedere se la tendenza si invertirà. Lungo Via Repubblica, la shopping avenue della zona, i pareri sono diversi.  In Darsena (zona sud del paese) si punta sull'aspetto economico: «I saldi non tirano più - dicono i commercianti - perché nonostante i ribassi, le famiglie non hanno disponibilità per spendere, acquistando solo il necessario». Invece, da Met, negozio di abbigliamento per donna, l'analisi è più complessa: «C'è una piccola ripresa delle vendite, ma oltre ai soldi, le famiglie avrebbero bisogno di più eventi sul Fondovalle. Basterebbe organizzare iniziative tipo weekend a tema o roba del genere».  

Guido Santini gestisce lo storico e omonimo negozio di articoli sportivi. Pur essendo giovane, conosce bene i problemi del comparto. «La gente osserva, ma compra poco. È un classico, succede sempre così quando c'è crisi. Poi magari, dopo qualche giorno fa gli acquisti», dice. Santini è anche consigliere comunale. Alla domanda se liberalizzazioni e paventate chiusure al traffico possano aiutare il commercio, risponde che «l'esperienza insegna: chiudere via Repubblica in maniera sistematica fa solo danni all'economia locale. Servono feste e appuntamenti nei periodi morti, cosa che non si riesce a fare».  

Chi invece sorride, è Elisa Donati, titolare del Tira e molla 2. «Abbiamo iniziato bene nonostante la crisi. Vendendo abbigliamento per bambini, poi, c'è sempre tanto lavoro», dice Elisa.  Sono entusiasti finora delle scendite al negozio di camicie And. «Siamo partiti il 5 e finora il riscontro è positivo. Certo, tutto si può migliorare, ma alla fine abbiamo notato che non serve prolungare la chiusura, perché la gente non ha ancora la mentalità dell'acquisto dopo cena», dicono. Lo shopping serale come esperimento destinato a fallire: lo si evince anche dalle parole di Luca Suffredini de L'Emiliana. «L'inizio è confortante - spiega - e nel weekend c'è stato molto movimento. Però occorre qualcosa di nuovo, non la solita solfa. Aprire fino alle 24 non ha portato benefici, meglio puntare su iniziative continue nelle ore di maggiore afflusso». Infine, un'osservazione. Nel ponte della Befana, coinciso con i primi tre giorni di saldi, tante saracinesche erano chiuse o per ferie o per strategia voluta.

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