La manifestazione
La Novelli intima: «Togliete il presidio»
Arianna Bottari
I lavoratori: non ci muoviamo, il marchio deve tornare ad Altopascio
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ALTOPASCIO. Il Gruppo Novelli intima ai lavoratori della Panem di smantellare il presidio: «Siamo pronti a denunciarvi», hanno detto ad un rappresentante delle Rsu. Dipendenti e sindacato ribattono: «Da qui non si passa». Sale la tensione tra il gruppo che ha voluto la chiusura dello stabilimento di Altopascio e i dipendenti che da un mese presidiano l'entrata dell'azienda. La Flai-Cgil è pronta a far intervenire il ministero delle attività produttive e intanto chiede l'integrazione alla cassa integrazione straordinaria. «I lavoratori e le loro famiglie non possono vivere con 700 euro al mese», dice il segretario provinciale Lino Giovannelli. «Mi hanno chiamato dal Gruppo Novelli alcuni giorni da e mi hanno detto che fino a questo momento sono stati pazienti con noi, ma ora stufi e pronti a denunciarci se non smantelliamo il presidio». A raccontare l'episodio è uno dei membri delle Rsu della Panem di Altopascio, Roberto Bleusi, a testimonianza che le relazioni tra lavoratori e sindacati da una parte e Gruppo Novelli dall'altra si stanno facendo sempre più tese. «All'inizio della telefonata mi hanno detto che sarebbe arrivato qualcuno, il 9 gennaio, per portare via - su indicazione dell'Asl - il pane che sta andando a male nei magazzini. Quando ho chiesto spiegazioni, mi è stato intimato di smantellare il presidio. Ma noi molleremo» assicura Bleusi. L'incontro di giovedì in Provincia non ha portato ad alcun risultato positivo. La Flai-Cgil, dopo il flebile ottimismo al termine dell'incontro a Terni con il patron Torquato Novelli, in dicembre, è tornata ad essere molto critica e a parlare di azione di sciacallaggio aziendale. «Abbiamo capito che non sarebbe stata una riunione con esito positivo fin dall'inizio, quando abbiamo chiesto che ci venisse fornita una copia della domanda di ammissione al concordato, per controllare che tutto si fosse svolto in maniera regolare. La richiesta ci è stata negata dai rappresentanti del Gruppo. Da lì in poi, la situazione si è complicata - spiega Giovannelli -. Abbiamo chiesto che la Novelli si impegnasse per l'integrazione della cassa integrazione straordinaria, come di solito accade in questi casi, ma anche su questo fronte ci è stato risposto con un secco no, con un atteggiamento di estrema arroganza. Insomma, ci pare che il dialogo si sia interrotto ancora una volta. Del resto non potrebbe essere altrimenti: la Novelli si è presa tutto, il marchio, i volumi produttivi, ha lasciato a casa 60 persone e ora si rifiuta di fare qualsiasi sforzo per aiutare i lavoratori a passare questo periodo di grande crisi. Per loro, l'operazione, tutta speculativa, si è conclusa». Eppure, nonostante il futuro non certo roseo, lavoratori e sindacati continuano a perseguire sempre lo stesso obiettivo. «Dobbiamo ripartire - dicono -, recuperare i volumi che ci sono stati rubati. Il marchio Buralli deve tornare e restare ad Altopascio, anche per favorire l'arrivo di eventuali imprenditori interessati all'attività». «Novelli ci ha procurato un danno enorme - ribadisce Bleusi - e ora ci deve ripagare in qualche modo. Lo stabilimento di Milano continua a produrre, ebbene, facciamo i turni con loro. Perché ci vogliono portare via il futuro? La maggior parte di noi ha tra i 40 e i 50 anni: dopo la cassa integrazione straordinaria, chi ci assumerà? Siamo disposti a tutto. Per prima cosa, possiamo assicurare che da questi capannoni non uscirà nulla. Sappiamo di esporci molto in questo modo, ma qualcosa dobbiamo pur fare per difendere i nostri posti di lavoro. Poi, se necessario, torneremo anche a Terni, ma non per parlare, solo per manifestare».
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