Il Tirreno

Lucca

Orari liberi, non tutti d'accordo

Domenico Tani
Shopping nei negozi del centro città
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Shopping nei negozi del centro città

Pessimista Lanza esponente di Ascom: «Moriranno i piccoli negozi»

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  LUCCA. Piace ai commercianti (ma non a tutti) la liberalizzazione degli orari dei negozi varata dal Governo Monti, anche se per Lucca non si tratta di una novità assoluta. Essendo una città d'arte a vocazione turistica, da anni i negozi possono lavorare anche nei festivi.  In un primo tempo la decisione aveva provocato una spaccatura all'interno della categoria che aveva portato anche ad uno sciopero proclamato dalle commesse per difendere il diritto a santificare la festa. Al loro fianco si era schierata anche la Curia. Il braccio di ferro tra i favorevoli alle aperture e quelli per la chiusura si risolse con l'intervento delle associazioni di categoria e il comune. Fu stilato un calendario con oltre 20 aperture festive con la sola esclusione del Natale e del Primo maggio. Il dibattito si è riacceso dopo l'intervento pubblicato sul nostro giornale di don Franco Cerri, 73 anni, parroco di Lunata, che si è scagliato contro le aperture festive perché «la cultura che si intende fare passare sono il guadagno, consumismo, soldi. Come se non ci fosse altro nella vita. La famiglia, gli affetti, gli interessi culturali, gli impegni religiosi e quant'altro fanno crescere l'uomo nella sua interezza. Tutto questo di colpo viene buttato via, perché quanti lavorano negli enti commerciali che sceglieranno l'orario continuato faranno vita da cani».  «Questa liberalizzazione - esordisce Sonia Petri del negozio di articoli per la casa Paris in via Fillungo - doveva essere fatta 20 anni fa. Invece abbiamo dovuto lottare ribellandoci alle leggi della fascia più forte e conservatrice del commercio lucchese, ma finalmente siamo riusciti a spuntarla. È scìocco pensare che si vuole lavorare senza fare riposo. È solo questione di organizzazione in maniera che tutti possono fare tutto, anche santificare la festa. Purtroppo di questi tempi i problemi non sono gli orari di apertura, ma la mancanza di liquidità».  «La nostra azienda - dice Francesca D'Agostino della Cuoieria Fiorentina - ha sempre sostenuto le aperture festive. A Lucca abbiamo tre negozi, due in via San Paolino e uno in via Fillungo e in altre città l'azienda ha già deciso che quest'anno resteremo chiusi solo il giorno di Natale».  Le liberalizzazioni del governo - secondo Federico Lanza titolare dei negozi di calzature e rappresentante Ascom - interessano prevalentemente la grande distribuzione. «Per i negozi del centro storico già da tempo le aperture sono facoltative. In più esiste un calendario con oltre 20 aperture alle quali partecipano la stragrande maggioranza dei commercianti. Sicuramente la nuova legge andrà a penalizzare le attività più piccole con ricadute negative a livello occupazionale, in un momento in cui il diritto al lavoro dovrebbe essere tutelato per tutti».

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