Il dolore
Crociata etica del prete 84enne contro il consumismo sfrenato: «Prima delleconomia cè ancora luomo»
Lotta contro i negozi sempre aperti
Domenico Tani
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A destra don Franco Cerri Sotto un negozio aperto Don Franco Cerri: «Sono un attentato a famiglia e interessi culturali»
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LUCCA. «Le aperture dei negozi in maniera discriminata sono un attentato alla famiglia, agli affetti, agli interessi culturali, agli impegni religiosi e a quanto fa crescere l'uomo nella sua interezza. Di colpo tutto questo viene spazzato via in nome di un edonismo sfrenato e del dio denaro, rendendo una vita da cani a tutti quelli costretti a lavorare negli enti commerciali che sceglieranno l'orario continuato». È un attacco in piena regola alla liberalizzazione del commercio voluta dal governo Monti. Alla liberalizzazione degli orari dei negozi e soprattutto della grande distribuzione. Ma non è politico. È un attacco etico. A sferrarlo è don Franco Cerri, parroco di Lunata, che per molti anni ha ricoperto cariche di rilievo nella della Caritas diocesana, regionale e nazionale. Nonostante i suoi 84 anni anni, don Franco sfodera tutta la sua grinta di uomo di fede, pronto a lanciarsi in nuove battaglie a difesa soprattutto della sacralità della famiglia. Non solo dal punto di vista religioso ma anche nel contesto della sua quotidianità. Una famiglia sempre più vulnerabile - dice - anche sotto l'aspetto economico e privata sempre più spesso della sua intimità. Nei suoi 49 anni di sacerdozio, don Franco Cerri è sempre stato al fianco dei più deboli occupandosi della Caritas diocesana fino a ricoprire incarichi a livello nazionale. Ha speso anche cinque anni in missione in Rwanda toccando con mano le miserie umane. Rientrato a Lucca ha prestato la sua opera presso diverse parrocchie. «Nel mio lungo cammino pastorale - dice don Franco - ho imparato molto, soprattutto ascoltando i giovani e le loro problematiche. Per questo motivo non riesco a capire il silenzio della gente di fronte a certe proposte. Mi meraviglio che non ci sia una sollevazione popolare per dire un no secco a queste forme di sfruttamento». Non c'è festa che tenga, scrive don Franco. C'era da aspettarselo, ma la cosa sorprende ugualmente non poco, per parecchi motivi. Intanto, la liberalizzazione arriva proprio in un momento di crisi, quando la gente, almeno in gran parte, ha pochi soldi da spendere. «Sembra un invito - ribadisce il parroco - a svuotarsi le tasche, chissà, forse per una rapida ripresa economica. La cosa che maggiormente preoccupa è il tipo di mentalità, la cultura che si intende far passare: guadagno, consumismo, soldi. Come se non ci fosse altro nella vita. La famiglia, gli affetti, gli interessi culturali, gli impegni religiosi e quant'altro fa crescere l'uomo nella sua interezza, tutto questo, di colpo, viene buttato via, perché quanti lavorano negli enti commerciali che sceglieranno l'orario continuato, faranno vita da "cani". E chissà quanti saranno più o meno obbligati a fare gli straordinari per "beccare" qualche euro in più». Già ora, con i negozi aperti la domenica - prosegue don Franco - ci sono commesse che «con fatica vedono i propri familiari, perché a casa tornano sì e no per mangiare e per dormire, con gravi rischi di squilibri familiari, compresa la difficoltà di stare con i bambini. Poi mi si venga a dire che lo Stato tutela le famiglie. Mi ha fatto molto piacere che il presidente della Regione si sia opposto al decreto del governo che consente l'apertura senza limite di orario ai negozi, perché tra l'altro favorisce i grandi centri commerciali a discapito dei piccoli commercianti. E il presidente ha lanciato un appello alla Chiesa perché di fronte a queste disposizioni faccia sentire la propria voce di disapprovazione. Ovviamente non soltanto per le conseguenze di carattere religioso, ma soprattutto per le conseguenze umane e familiari». Per don Franco, «ci dovrebbe essere un vero movimento di popolo contro queste disposizioni, dai sindacati ai partiti, dagli adulti ai giovani, ma ho qualche dubbio, visto come sono andate le cose fino ad ora. Poi, figurarsi, scatteranno le pubblicità che inviteranno a lavorare senza limiti di tempo e a consumare giorno e notte, senza prendere fiato. Quando in una società prevale il dio soldo, siamo agli sgoccioli, vuol dire che stiamo volando basso. Prima ancora dell'economia, c'è l'uomo. Ma, possibile che non ce ne rendiamo conto?».
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