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Lo sfogo di Chiari: «Processatemi subito»

Lo sfogo di Chiari: «Processatemi subito»

Ai suoi legali chiede di sentire l'architetto Baccelli, uno dei testimoni d'accusa

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 LUCCA.«Processatemi subito, dimostrerò che sono innocente». L'ex superassessore Marco Chiari torna a parlare venti giorni dopo la sentenza della Cassazione e lo fa chiedendo, tra l'altro, ai suoi avvocati Enrico Marzaduri e Carlo Di Bugno di ascoltare, nell'ambito delle indagini difensive, i testimoni della procura: in primis l'architetto Miriam Baccelli, ex collaboratrice di studio.  «Sono passati 6 mesi dalla sentenza del Tribunale fiorentino del Riesame e 20 giorni dalla sentenza della Cassazione. - dice in una lettere accorata - È finito il periodo delle feste, ho subito un intervento al cuore ed ho deciso che non voglio aspettare i lunghi tempi della giustizia. Voglio capire perché un tribunale lucchese può emettere un'ordinanza di arresto e due tribunali (Firenze e Roma) a lui sovrani si pronunciano in modo difforme annullando tale ordinanza. Ritengo sia giunto il momento di ottenere un celere esame e il conseguente fine del procedimento a mio carico. Ho 62 anni, una lunga vita professionale alle spalle, una decennale esperienza politica e condizioni di salute (anche a seguito degli ultimi eventi) non proprio ottimali, devo anche eseguire ulteriori accertamenti al cuore. Mi auspico quindi la conclusione veloce di questa vicenda che mi ha molto segnato: sia per una questione di "onorabilità" che per motivi di salute e di equilibrio personale e familiare. Ho ancora conti correnti bancari bloccati in virtù di non si sa cosa. Ho chiesto ai miei avvocati che chiamino per essere ascoltati i testimoni convocati dalla procura. In primis l'architetto Miriam Baccelli, ex collaboratrice del mio studio, perché dalla loro testimonianza sarebbero emersi miei presunti coinvolgimenti in uno o più reati contro la pubblica amministrazione. Sono innocente, non ho commesso reati e non voglio essere trascinato in un processo che vogliono fare durare anni. Tale procedura diventerebbe insostenibile per il futuro della mia vita. Ho scelto di volere accelerare i tempi proprio perché questa sta diventando una partita insostenibile: da una parte una squadra al completo e rinforzata da tante riserve, dall'altra io solo con i miei avvocati. Non esistono tempi regolamentari e supplementari. Esiste solo l'andare avanti fino allo sfinimento dell'avversario. Voglio che qualcuno oggi riconosca che sono innocente, i miei avvocati hanno questo preciso mandato: fare tutto quello che ritengono necessario e che è nei loro poteri per accelerare i tempi di una sentenza. Che non potrà che essere di innocenza».

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