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Lucca

Il Tar dà torto al Comune

Luca Dini
Una cava di marmo a Vagli
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Una cava di marmo a Vagli

Vagli, annullato il regolamento sugli agri marmiferi

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 VAGLI. Nuovo vicenda giudiziaria al Tar tra Comune di Vagli Sotto e Cooperativa Apuana Marmi. Stavolta il tribunale ha annullato il regolamento comunale sugli agri marmiferi.  Nel 2009 il comune di Vagli Sotto aveva approvato un regolamento da applicarsi anche in via retroattiva con la quale veniva aumentato il canone alla Cooperativa Apuana da 250mila euro annui ad 1 milione e 200mila euro annui.  Il ricorso ha dato ragione alla Cooperativa, condannando il Comune al pagamento delle spese legali per 3mila euro. Ad oggi, l'amministrazione Puglia è stata condannata al pagamento di un totale di 30mila euro di spese legali per cause amministrative e civili che l'hanno vista perdente.  «Difficile è per un giudice pensare alla malafede di chi è primo cittadino di un Comune che fa di tutto per far chiudere l'unica realtà produttiva presente nella zona - dice Lorenzini, presidente della Coop -. Tra dipendenti diretti e indotto su una popolazione fittizia di mille abitanti ben 70 famiglie vivono grazie alla cooperativa Apuana. Vogliamo ricordare al sindaco Puglia che quando si vanta sulla stampa di aver ottenuto provvedimenti che mettono in dubbio la sopravvivenza della Cooperativa farebbe bene a dire anche che all'interno di un parco regionale è più facile che una società di escavazione di materiale lapideo possa essere chiusa piuttosto che avviata con regolare autorizzazione dei vari enti preposti. Il sindaco sa bene che per aver concesso concessioni inconcedibili a industriali esterni al paese è stato condannato anche all'interdizione dei pubblici uffici.  «Siamo felici che anche questa volta le richieste avanzate dalla Cooperativa siano state accolte dai giudici, in quanto ci è sempre rimasto incomprensibile come si potesse modificare un contratto in corso di validità a semplice richiesta di una sola delle parti, per giunta quando a cambiare è anche l'oggetto del contratto - chiude Lorenzini -. Inoltre, grande solidarietà voglio esprimere a quelle aziende che per non essere sfrattate dai siti estrattivi da esse coltivati hanno dovuto sottoscrivere quel regolamento ad oggi nullo che dal 2009 li ha costretti a quadruplicare gli oneri e le concessioni solo per il semplice motivo che non avevano disponibilità finanziarie tali da poter intraprendere le vie legali a tutela dei loro interessi».

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