Sicurezza
Si sente male la cassiera in ostaggio
Luca Tronchetti
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La cassiera si è sentita male dopo la rapina e viene trasportata al pronto soccorso in ambulanza Per coprirsi la fuga due rapinatori puntano un trincetto alla gola dell'impiegata
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LUCCA. La «bussola» non si apre e la cassiera diventa l'ostaggio di due banditi armati di trincetto e che alle 10,45 del mattino rapinano l'agenzia di Sant'Anna della Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno. Secondi terribili, attimi interminabili. Con quella lama vicino alla gola della donna. Basta un piccolo movimento per decidere sulla vita di una persona. Poi la direttrice dall'interno riesce ad azionare il meccanismo che consente alla porta rotante dell'istituto di credito di aprirsi. Così i banditi fuggono via con il malloppo appena prelevato dalle casse: circa 15mila euro. E lasciano andare l'impiegata utilizzata per coprirsi le spalle. La donna - sui 50 anni, sposata, lucchese - è comprensibilmente sotto choc. Accusa un malore e viene fatta sdraiare a terra. In pochi istanti ecco i volontari del 118 con medico a bordo. A titolo precauzionale la adagiano su una barella e la conducono fuori dall'istituto dove è caricata sull'autolettiga e trasferita al pronto soccorso del Campo di Marte. Se la caverà in tre giorni, ma il 2 gennaio 2012 non lo scorderà più. Il nuovo anno inizia com'era finito quello vecchio: con un crescente allarme criminalità. I FATTI Sono le 10,45 quando due individui - 25-30, carnagione scura, accento meridionale - fanno irruzione nell'agenzia di S. Anna della Cassa di Risparmio. La stessa che 34 giorni fa subì un'altra rapina che fruttò ai banditi 100mila euro. In quel momento all'interno della banca ci sono la direttrice, tre impiegate e cinque clienti. Il metal detector non segnala la presenza dei taglierini. Ma il sistema è tarato per un determinato peso e le lame sottili dei trincetti riescono sempre ad eludere la moderna tecnologia. Una volta dentro i malfattori - che agiscono a volto scoperto con il solo giaccone con il bavaro alzato che arriva a coprire il mento - urlano e minacciano. «È una rapina, non vi muovete». Dalle casse prelevano 2.500 euro. Ma non è finita. Ad agire non sono principianti, ma nemmeno professionisti di provata esperienza a giudicare da come si comportano. E comunque quel bottino non soddisfa i pendolari del crimine. LA FUGA La cassiera diventa la «vittima» dei banditi. Le puntano uno dei coltellini alla schiena e la costringono ad aprire il caveau. All'interno ci sono circa 12mila 500 euro. Il denaro viene sistemato nelle tasche dei giacconi e in un sacchetto di plastica. Non resta che guadagnare la via di fuga portandosi dietro l'impiegata. Almeno sino alla porta d'ingresso. Fuori, stando ad alcuni testimoni, c'è un'utilitaria di color grigio topo, probabilmente rubata, con un complice (il palo) ad attenderli. La prima porta scorrevole si apre, ma la bussola no. Lì più di una persona alla volta non passa. E allora la lama del taglierino finisce sotto la gola dell'ostaggio. Pochi istanti e la bussola si apre consentendo la fuga ai rapinatori. Sul posto arriva la Mobile diretta da Virgilio Russo, la scientifica e le volanti. Vengono effettuati i rilievi alla ricerca d'impronte, ascoltati i testimoni, acquisite le immagini delle telecamere a circuito chiuso interne all'istituto ed istituiti posti di blocco. Per ora i banditi la fanno franca.
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