La manifestazione
Dissequestrati i conti in Svizzera
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Lex direttore dellufficio Iva di Lucca, Andrea Ferone Il caso Ferone in prescrizione, l'ex direttore Iva può riavere i soldi
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LUCCA. Prima la prescrizione, poi la restituzione del «malloppo» con tante scuse per il disturbo. Finisce in una bolla di sapone un'altra inchiesta sulla pubblica amministrazione che all'inizio degli anni Duemila portò in carcere l'ex potente direttore dell'ufficio Iva, Andrea Ferone, 67 anni. Nei giorni scorsi al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza è arrivato un ordine dal tribunale di restituire all'ex funzionario statale le somme sequestrate su un conto corrente elvetico oltre al computer e ad altro materiale appartenente all'ex direttore dell'ufficio Iva di Lucca. Si tratta di una cifra superiore al milione di euro che le fiamme gialle sequestrarono su un conto svizzero intestato a un'amica di Ferone. Denaro che deve tornare in possesso dell'ex funzionario statale condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per tentata concussione alla Sabbel di Guamo e interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Per il tribunale un atto dovuto dopo che nel settembre 2009 la seconda sezione della Corte d'Appello di Firenze aveva cancellato la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Lucca attraverso la derubricazione del reato contestato ad Andrea Ferone: non più concussione del pubblico ufficiale che, abusando delle sue funzioni, costringe una ditta a versagli dei soldi, ma corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Una modifica al capo d'imputazione che, grazie alle normative introdotte all'epoca dal governo Berlusconi in materia di reati contro la pubblica amministrazione, porta alla prescrizione. Prevista per la corruzione in sette anni e mezzo. E l'episodio contestato a Ferone risaliva a undici anni prima. Forti di questa sentenza i legali dell'ex funzionario statale hanno presentato istanza per il dissequestro delle somme trovate dai finanzieri dopo due anni di rogatorie su conti svizzeri. Ci sono voluti due anni, ma alla fine Ferone è tornato in possesso almeno di parte del denaro. Anni di lavoro da parte degli inquirenti - procura e guardia di finanza - quattro rogatorie in Svizzera, la scoperta dei conti cifrati Pepita e Celibe attribuibili all'ex ragioniere-impiegato statale non sono bastati per chiudere il processo con una sentenza di condanna e con la possibilità, da parte dello Stato, di poter confiscare la cospicua somma di denaro sequestrata. Dieci anni - dal 2001 al 2011 - per arrivare a un nulla di fatto che lascia l'amaro in bocca agli inquirenti.
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