Il Tirreno

Lucca

Verso le elezioni. No ad «alleanze anomale con personaggi sempreverdi che vogliono conservare attuali assetti di potere»

«Parli chi è contro la mia candidatura»

Alessandro Tambellini, capogruppo del Pd e candidato sindaco
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Alessandro Tambellini, capogruppo del Pd e candidato sindaco

Tambellini attacca le manovre sotterranee: «Chi obietta doveva farlo prima»

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LUCCA. Batte i pugni, Alessandro Tambellini. Difende da solo la propria candidatura a sindaco espressa «all'unanimità» da tutto il centrosinistra. E avverte che se un'opposizione c'era, doveva essere espressa prima della sua investitura ufficiale.  Oggi per quella opposizione strisciante, interna, per Tambellini è tardi. Mentre non lo è per avviare un dibattito sul programma elettorale che - annuncia - sarà sottoposto al confronto subito dopo le feste. In modo garbato, quindi, risponde al presidente della Provincia, Stefano Baccelli, che accusa il Pd e la macchina elettorale della sinistra di non essersi ancora messa in moto. E di non avere lungimiranza a sufficienza da guardare oltre i propri confini tradizionali per cercare alleanze da coalizione allargata, come insegna il governo Monti. Ma la proposta non sembra piacere a Tambellini che anche su questo è chiaro: è disposto a confrontarsi con tutte le formazioni della società civile, ma non a sperimentare alleanze che l'elettorato potrebbe non capire e non condividere.  «La mia candidatura - esordisce Tambellini, attuale capogruppo del Pd in consiglio comunale - è nata all'unanimità all'interno del Pd e accolta con altrettanta unanimità da una coalizione che va da Sel a Idv a Socialisti e Federazione della sinistra. Qualsiasi opposizione alla disponibilità che mi è stata richiesta doveva - e poteva - essere avanzata nei luoghi e nei momenti opportuni. Così non è stato. Tutti hanno dato il loro assenso. Oggi, ogni nuova condizione va posta negli organismi appropriati e nel rispetto della coalizione. Alla parola data ci tengo e finché è in gioco la mia persona gli impegni presi con gli alleati sono un contratto. In politica non usa, ma per me è così».  Se oggi emergono problemi politici nuovi, per quanto scarsamente comprensibili, Tambellini dice che devono venire «allo scoperto, in maniera aperta e netta» senza prendere la strada di candidature alternative ventilate o sotterranee, come quella di Stefano Baccelli che lo stesso presidente della Provincia si è affrettato a smentire. Precisato questo, Tambellini si dice «pronto a qualsiasi apertura a quella parte della società lucchese, non inquadrata nelle tradizionali formazioni politiche, che più ha a cuore le sorti della città. È un contatto che da tempo tra l'altro ricerchiamo. E del resto la mia candidatura nasce anche da un senso civico diffuso che nel mio impegno di questi anni si è riconosciuto. Non sono tuttavia disponibile a patti con personaggi politici sempreverdi per i quali il centro non significa moderatismo e riformismo, ma conservazione dell'esistente, quindi in sostanza conservazione degli attuali assetti di potere, coincidenti, alla fine con il loro interesse piuttosto che con l'interesse più generale. Noi ci battiamo per una svolta vera in questa città». Al candidato Tambellini, quindi, non interessano - scrive - soluzioni «gattopardesche per cui a un potere ambiguo se ne sostituisce un altro, altrettanto ambiguo. I temi del programma sono da tempo costruiti da gruppi che hanno messo insieme un centinaio e più di persone. E del resto il programma è in parte scritto in quel che abbiamo detto e fatto fino ad ora. Su urbanistica, energie alternative, sanità, mobilità nella Piana, integrazione tra agricoltura e turismo, sul rapporto centro e periferia, sul sociale abbiamo idee chiare di fronte al nulla del centrodestra, che evita di parlare di programma per il solo fatto che è inesistente». Le linee generali del programma elettorale - assicura Tambellini - sono state elaborate «e siamo pronti a metterle a confronto con la città - lo faremo dopo le feste - perché siano oggetto della più ampia discussione e integrazione, visto che nutriamo un'idea non formale della partecipazione. E chi occupa posizioni istituzionali, come il presidente della provincia, può dare un grande contributo in tal senso. Che attendiamo».

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