Il Tirreno

Lucca

Madre del volontariato ma anche di leggi laiche la città saluta Eletta

Maria Eletta Martini e, a sinistra in uno storico momento della sua vita. È il 1967 e il presidente del Consiglio Aldo Moro visita Lucca. Sul margine destro della foto il sindaco Giovanni Martinelli
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Maria Eletta Martini e, a sinistra in uno storico momento della sua vita. È il 1967 e il presidente del Consiglio Aldo Moro visita Lucca. Sul margine destro della foto il sindaco Giovanni Martinelli

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 LUCCA. «Quando il venerdì tornava dal Parlamento non si riposava un momento e a mezzanotte chiedeva a sua sorella Maria Elena di farle i capelli. "Come il mio parrucchiere di Roma". Era così: pensava sempre al lavoro e agli altri, non aveva orari». È commossa la signora Gabriella, nipote (in tutto sono ventuno) di Maria Eletta Martini, morta ieri all'età di 89 anni, la pasionaria bianca della politica lucchese. Nella casa di famiglia in viale Jacopo della Quercia c'è un via vai di tanti che vogliono dare l'ultimo saluto a una donna davvero importante.  Fin da giovanissima, era nata il 24 luglio 1922, si occupò di politica. Suo padre, Ferdinando Martini, fu il primo sindaco di Lucca e fu senatore, e lei si iscrisse nel 1946 alla Dc dopo aver partecipato alla Resistenza come staffetta partigiana. Dal 1963 fu deputato al Parlamento e dal 1978 al 1983 vicepresidente della Camera dei deputati sotto le presidenze di Pietro Ingrao e di Nilde Iotti. Eletta nuovamente nel 1987, si era occupata di vari settori. Nel 1994 Maria Eletta Martini, che fu strettamente legata ad Aldo Moro, fu tra i fondatori del Ppi e partecipò alla fondazione della Margherita. Nel giugno 2002 venne insignita dal presidente Ciampi della massima onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. Vicepresidente nazionale del Centro italiano femminile, si era interessata alla tutela dei diritti umani e alla promozione delle fasce di emarginazione sociale. Fra l'altro era stata relatore delle leggi sull'aborto e il divorzio, aveva portato a conclusione la legge istitutiva del servizio sanitario nazionale e si era impegnata nelle leggi sull'adozione e l'obiezione di coscienza. Era stata inoltre relatore della legge per la cooperazione ai paesi in via di sviluppo e delle normative Stato-Chiesa. È considerata la «madre» del volontariato: oltre ad aver contribuito alla genesi della legge 266 del 1991, fondò a Lucca il Centro nazionale per il volontariato.  «Mia zia era una donna di grande rigore morale, quel rigore che pretendeva da tutti i suoi familiari - dice ancora la signora Gabriella -. Sembrava austera, ma chi la conosceva bene sapeva che era una persona dolce, che si faceva in quattro per gli altri. E che non aveva paura di nulla. Nel 1978 contro la sua casa fu scagliata una bomba molotov. Tutti impauriti, in allarme. E lei, serafica: "Non vi preoccupate, non è mica niente". Era anche molto protettiva, attenta ai bisogni delle persone».  Maria Eletta Martini faceva politica, ma nei ritagli di tempo coltivava alcune grandi passioni. Le parole crociate, il ricamo e i libri. «Leggeva velocemente. Al punto che un giorno in Parlamento fu organizzato un corso di lettura rapida. Non fu accettata perché gli insegnanti dissero che divorava le pagine alla velocità della luce».  Donna senza orari, raccontano i suoi cari. Capace di cenare in piena notte dopo aver lavorato tutto il giorno a un disegno di legge o di buttare giù dal letto alle 6 del mattino la fidata nipote Gabriella, sua segretaria per anni, per finire un lavoro da consegnare in fretta. «Ma era puntualissima, a cerimonie e appuntamenti non è mai andata in ritardo - racconta Gabriella -. E teneva in modo particolare ad avere la famiglia attorno per le feste comandate. Ricordo giorni di Natale con 50 persone riunite: e per tutti Maria Eletta aveva un regalo e una parola di affetto».  Il funerale oggi alle 15 nella chiesa di San Marco. Sono attese moltissime personalità, compreso il vice segretario nazionale del Pd Enrico Letta. Duccio Casini ALTRO SERVIZIO A PAG. 12

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di Redazione web