Finanza
Il carcere S. Giorgio è un inferno
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La visita dei deputati del Pd in carcere Il Pd chiede il garante dei diritti del detenuto
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LUCCA. «Quasi il doppio dei detenuti consentiti (sono 185, dovrebbero essere 99), una cronica assenza di spazi e di servizi interni, il continuo taglio dei fondi statali (meno 38% rispetto al 2010), la piaga della carcerazione preventiva (oltre il 60% è in attesa di giudizio). È una situazione intollerabile, di totale illegalità, per questo intanto chiediamo formalmente ai comuni di Lucca e di Viareggio di costituire congiuntamente il garante per i diritti del detenuto». Lo hanno denunciato i parlamentari democratici Andrea Marcucci, Manuela Granaiola e Raffaella Mariani, che il 24 dicembre hanno visitato il carcere San Giorgio incontrando il direttore Francesco Ruello, gli agenti di custodia e i detenuti. I numeri raccontano anche altre cose. Al San Giorgio 105 detenuti sono stranieri (in prevalenza rumeni), di cui 85 extracomunitari (tunisini e marocchini su tutti), i reati sono prevalentemente consumati in Versilia, c'è un'altissima percentuale di tossicodipendenti (oltre il 35%) e di detenuti con problemi psichiatrici, gli agenti di custodia in servizio sono 83 (meno 33% rispetto agli organici previsti, ovvero 125) con un leggero aumento rispetto all'ultima visita parlamentare nell'agosto scorso, in cui erano 75, molto frequenti infine sono i casi di autolesionismo. Per effetto del decreto "svuota carceri" approvato dal Governo il 16 dicembre e che prevede la possibilità di scontare gli ultimi 18 mesi di pena agli arresti domiciliari, potrebbero uscire dall'istituto circa 56 detenuti. «Purtroppo è una cifra virtuale - hanno spiegato i parlamentari - la maggior parte dei reclusi sono extracomunitari senza domicilio idoneo. Quindi temiamo che il sovraffollamento resti pesante. Serve una maggiore integrazione con le istituzioni e con le nostre città. È il motivo che ci ha spinto a proporre ai comuni di Lucca e di Viareggio di istituire insieme la figura del garante, così come hanno già fatto Firenze, Pisa e Livorno». C'è poi il capitolo dolente dei fondi a disposizione dell'amministrazione carceraria. «Sono meno di 20mila euro all'anno per una struttura che cade a pezzi. Un problema che incide anche nel servizio di traduzione per visite mediche».
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