Italia
Il consiglio comunale modifica il regolamento dei pubblici esercizi, ma impone almeno un piatto lucchese nel menu dei locali multietnici
Sì con riserva ai kebab nel centro storico
Paola Taddeucci
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Un kebab aperto nel centro storico Per aprire dovranno avere il parere favorevole di una commissione di esperti nominata dal sindaco
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LUCCA. Sì ai kebab e ai locali multietnici nel centro storico, ma dovranno avere nel menu almeno un piatto tipico lucchese ed essere compatibili con le tradizioni locali. E non potranno aprire senza aver ottenuto il parere favorevole di una speciale commissione di esperti, nominata dal sindaco. È quanto ha deciso il consiglio comunale ieri, nell'ultima seduta prima della pausa di Natale. La delibera - che ha ottenuto i 17 voti favorevoli della maggioranza, mentre tutte le forze di opposizione hanno votato contro - sana, secondo le intenzioni della giunta, il rilievo mosso dalla Commissione Europea nel marzo 2010 al regolamento sugli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che il Comune aveva approvato nel dicembre 2009 e che in un articolo vietava appunto l'apertura di attività multietniche. Quel comma, a giudizio della Commissione Europea, era discriminatorio. Dal momento della bacchettata da Bruxelles è passato oltre un anno e mezzo, durante il quale a studiare e discutere come ribaltare la norma è stata la commissione comunale. Che ha concluso il suo lavoro ieri, portando in consiglio le modifiche poi approvate dall'aula. Tra queste, oltre al preventivo parere degli esperti per concedere o meno l'autorizzazione all'apertura di un locale, c'è anche quella secondo la quale nel centro storico non possono essere avviate attività incompatibili con l'esigenza di tutelare le tradizionali caratteristiche dello stesso centro storico. Secondo l'opposizione non è cambiato nulla, nonostante tutto il tempo - troppo - che la commissione si è presa per studiare la nuova delibera. Anzi. Nelle regole introdotte, a suo giudizio, il contenuto discriminatorio è ancora più forte perché tali norme sono vaghe e lasciano tutto alla discrezionalità. «Non dicendo niente - ha detto Alessandro Tambellini, capogruppo del Pd - si lascia la decisione all'interpretazione di una commissione successiva. Le regole, invece, devono essere decise prima e devono essere uguali per tutti, non devono dipendere dalla volontà di qualcuno». Tambellini ha anche invitato gli esponenti della maggioranza a fornire esempi concreti su quali siano le attività compatibili con le caratteristiche del centro storico. «Un raffinatissimo ristorante francese - ha chiesto ironicamente - lo è?». Duro anche Antonio Sichi, capogruppo di Sinistra ecologia e libertà: «Dopo la brutta figura in Europa - ha detto - si continua a percorrere la stessa strada. Questa volta siete stati più gentili e graziosi, ma per chiedere sempre la stessa cosa». E Vincenzo Giorgi, di Governare Lucca: «No all'istituzione di una commissione che decida l'apertura o meno di un locale. È unicamente discrezionale». Compatte la maggioranza e la giunta nel difendere il provvedimento. «Non vogliamo essere tacciati di razzismo. L'unico intento è tutelare il nostro patrimonio storico anche nel campo della gastronomia».
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