Lutto
Farmalucca contro le disposizioni contenute nella manovra del governo Monti
Orari prolungati contro la liberalizzazione Protesta "bianca" dei farmacisti privati
Paolo Lazzari
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Linterno di una farmacia 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Nessuna serrata, ma orari prolungati oltre l'orario canonico. Avrà queste forme la protesta dei farmacisti lucchesi contro la liberalizzazione proposta dal governo Monti. Il presidente di Farmalucca, Luciano Sodini, ribadisce che la categoria non vuole essere «utilizzata come capro espiatorio». E gli fa eco il vicepresidente, Elio Rossi: «Non siamo una lobby. Viene fatto passare un messaggio sbagliato, che la retromarcia di Palazzo Chigi sulla libera vendita dei farmaci è opera nostra, ma noi ci atteniamo alle disposizioni che provengono dall'Unione Europea». L' Europa, in effetti, impone che i farmaci che prevedono la ricetta possano essere distribuiti unicamente dalle farmacie. Il nodo riguarda semmai quelle medicine, "farmaci di fascia C", la cui lista è oggetto in questi giorni di un ampliamento da parte dell'Aifa (associazione italiana del farmaco n.d.r) e che non richiedono prescrizioni mediche di alcun genere. «Non stiamo parlando di beni di consumo - osserva il consigliere Massimo Betti - il nostro non è un mercato espandibile ed è improponibile parlare di sconti sui medicinali». La liberalizzazione, argomentano i farmacisti, non si traduce in un maggior risparmio per il cittadino, nè in una vantaggiosa frontiera occupazionale: «Anzi, i corner dei supermercati conterrebbero al massimo una ventina di prodotti, i più in voga sul mercato, mentre in Italia circola qualcosa come 2.000 farmaci». Accanto al disservizio c'è la volontà di scongiurare un fenomeno, quello della "cannibalizzazione" tra loro delle farmacie, che risale già alla fine dell' Ottocento e che per questo fu rivisto e corretto da Giolitti. La provincia conta ad oggi 125 farmacie, 78 nella sola Lucca, di cui 10 comunali; a Viareggio ce ne sono 47 (15 comunali): dati alla mano i farmacisti ravvisano nella manovra la possibilità concreta che l'attuale polmone di clienti si dimezzi. La possibile modifica, che prevede una farmacia ogni 4 abitanti nei comuni fino a 12.000 abitanti ed una ogni 5 per quelli di dimensioni superiori, è un altro dei temi scottanti: «Se si cambia verrà meno il principio essenziale per cui è il servizio che deve andare dal cittadino e non viceversa. Come a dire: senza più obblighi chi coprirà le zone più isolate, Garfagnana in primis?». In Toscana la Asl «la fa da padrona sulla distribuzione - ricorda Sodini - se non abbassano i prezzi loro, che acquistano anche con sconti del 70%, come possiamo farlo noi?".
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