La manifestazione
Sedici mesi per il duplice omicidio colposo
Luca Tronchetti
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LE VITTIME. Federica Campisi e Andrea Bartoli i fidanzatini di S. Angelo Patteggia la pena il cuoco che sulla via Vecchia Pisana investì e uccise Federica e Andrea
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LUCCA. La legge è legge e non fa sconti ai sentimenti. Ne sanno qualcosa i familiari di Federica Campisi e Andrea Bartoli, i fidanzatini investiti e uccisi l'11 novembre del 2010 mentre attraversavano la strada in via Vecchia Pisana. Il giudice dell'udienza preliminare Alessandro Dal Torrione accoglie il patteggiamento a 16 mesi di reclusione con i benefici di legge (non andrà in carcere) proposto dal legale dell'imputato e accettato dal pm Sara Paolino. Per l'automobilista della Fiat Punto che travolse i due studenti - Sandro Mancuso, 38 anni, cuoco, residente a Sesto Fiorentino e domiciliato a S. Angelo in Campo - c'è anche una pena accessoria assai mite: la sospensione per quattro mesi della patente. Una sospensione minima che stride con la sentenza emessa pochi istanti prima dal gip nei confronti di un altro automobilista che in stato di ebbrezza guida una macchina che non è sua. Per quell'aggravante non potrà mettersi al volante per due anni. La gente comune non comprende perchè chi, seppur per colpa, investe e uccide due persone ottenga una sanzione accessoria più lieve rispetto a chi, pur non facendo del male a nessuno, ha alzato un po' troppo il gomito prima di salire in macchina. Ci sono tutti i familiari di Federica e Andrea nell'aula del Galli Tassi per l'udienza camerale. Nonostante la ferita impossibile da rimarginare. L'imputato invece non c'è. In questi 13 mesi non si è mai fatto vivo con i parenti delle giovani vittime. Anche se, stando al suo legale Maria Grazia Fontana, ha sofferto e soffre tutt'ora. I legali delle famiglie Campisi e Bartoli - rispettivamente Luigi Velani e Veronica Nelli - avevano in qualche modo anticipato il verdetto del giudice ai loro assistiti. E la sentenza, pur tra qualche comprensibile malumore, viene accettata con dignitosa compostezza dai genitori. «È la legge che va cambiata. - osserva un parente di una delle giovani vittime - Occorre introdurre delle aggravanti che comportino la pena detentiva per chi uccide al volante». Ma in questo caso - come spiega con molta pacatezza il giudice - il conducente dell'utilitaria merita le attenuanti generiche: è incensurato, non aveva bevuto o si era drogato, non stava telefonando con il cellulare e non aveva avuto una condotta di guida pericolosa rispettando i limiti di velocità. Già, ma due ragazzini di 16 anni sono morti. Tredici mesi dopo la tragedia che ha colpito la comunità - migliaia le firme in calce alle petizioni del nostro quotidiano e dei familiari - non c'è ancora un risarcimento del danno. Mentre esiste una trattativa in corso, che potrebbe andare a buon fine a breve, tra la compagnia assicurativa e il legale del papà, della mamma e della sorella di Federica, la famiglia Bartoli dovrà intraprendere l'azione di risarcimento al tribunale civile. Infatti il patteggiamento davanti al gup esclude la costituzione di parte civile nel processo penale.
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