Il dolore
Mense, chiesti controlli a sorpresa
Nadia Davini
◗
Una protesta, il cosiddetto sciopero del panino, del comitato genitori Il comitato genitori vuole una revisione del regolamento della commissione
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Non più di 3,60 euro a pasto come tariffa massima accettabile, regolamento sui poteri e la funzionalità delle commissioni mensa totalmente rivisitato e incontri, due volte all'anno, con la commissione comunale sulla scuola. Il comitato "protesta buoni pasto" torna a farsi sentire, ribadendo questioni ormai sviscerate e altre nuove. Infatti, se già nota è la richiesta sui prezzi, e cioè di fissare il costo del buono pasto, per la fascia massima, a 3,60 euro, senza l'inclusione dei costi di ammortamento del Cupp, invece che 4,10 euro, è inedita la proposta di un nuovo strumento di controllo, da parte dei genitori, sul comune e sul centro unico di cottura, soprattutto per quanto riguarda la qualità dei pasti. Quest'ultimo, infatti, è un annoso problema che coinvolge bambini e famiglie, tra pasti ritenuti talvolta difficilmente digeribili, portate lasciate interamente nei piatti dai bambini e tempi di preparazione che, per alcune scuole, rendono poco appetibile il cibo, cambiandone l'aspetto e il gusto. Le proposte più consistenti del comitato riguardano proprio il regolamento sulle commissioni mensa, già esistente in comune, ma, a detta dei genitori, poco efficiente. «Ad oggi - spiega Michela Donati, del comitato - la necessaria funzione di controllo delle commissioni viene svolta anche dal soggetto che dovrebbe essere controllato». La proposta del comitato, infatti, è chiara: escludere la ditta "Del Monte" dai componenti della commissione ed eleggere, come coordinatore, un genitore. Assaggi a sorpresa: potrebbero essere definiti così quelli pensati dai genitori del comitato, che prevedono la possibilità ai commissari di effettuare controlli sia nella scuola di appartenenza sia nel resto delle scuole, così da presentare al comune e alla ditta dei risultati oggettivi e trasparenti. E sempre a sorpresa dovrebbe essere la visita al Cupp, da svolgersi durante la preparazione dei pasti, così da verificare modalità, orari di partenza dei vassoi e ingredienti utilizzati. Restano, invece, incerti i tempi di recapito alle famiglie dei bollettini per il pagamento: molti genitori non hanno presentato la domanda di riduzione (i tempi scadevano pochi giorni dopo l'inizio dell'anno scolastico e l'informativa era apparsa sui giornali nel mese di agosto) e così si troveranno a pagare il prezzo pieno, 4,10 euro, pur magari ricadendo in fasce inferiori. E sono diversi gli interrogativi rimasti irrisolti: «Dove sono finiti i soldi ricavati dall'eliminazione dell'acqua in bottiglia? - chiedono dal comitato - Perché nel prezzo del buono pasto è incluso il costo dell'acqua in bottiglia, se nella maggior parte delle scuole l'acqua in bottiglia non c'è più? Perché l'amministrazione intende rinunciare alla royalty che gli spetta dalla ditta appaltatrice (pari a 1,048 euro per ogni pasto prodotto all'interno del centro unico preparazione pasti)?». Secondo il comitato «questi soldi, tra le altre cose, dovrebbero essere investiti nelle scuole pubbliche del comune». Da qui la domanda retorica sul perché il Comune non chiede che questa operazione vada a comportare una riduzione del prezzo del buono pasto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
