Sicurezza
Licenziate perché in attesa di un figlio
N.D.
Neoassunte ancora obbligate a firmare le dimissioni in bianco
2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. «Avevo un contratto a tempo indeterminato e il giorno dopo il sogno era già finito». Gli occhi di Denise (che preferisce non pubblicare il cognome per paura di non essere reinserita) svelano una profonda amarezza e raccontano una triste realtà. Lei, ventiduenne, scarsamente qualificata a livello di studio, faceva la donna delle pulizie alla Camera di Commercio. Lavorava per la B&B Service, era entrata nel 2010 e aveva ottenuto il contratto a tempo indeterminato. Poi alla fine di ottobre scorso la situazione è precipitata e da un giorno all'altra si è trovata senza lavoro e senza prospettive. «Il 31 ottobre - racconta - è scaduto l'appalto della cooperativa di pulizie: la gara di appalto non è stata vinta ed è subentrata una nuova cooperativa. Tre lavoratrici sono state lasciate (quelle più anziane e con più anni di lavoro), le altre tre, tra cui io, sono state mandate a casa nonostante il contratto a tempo indeterminato». "Lavoravo - continua - tre ore al giorno per un totale di 15 ore settimanali a 6 euro l'ora per un totale di 400 euro al mese». Di situazioni come questa, nell'ambito delle cooperative di pulizia, ce ne sono tantissime: è una ruota che gira, perché, spiegano alla Cgil «la tendenza è quella di risparmiare, così la cooperativa che prende meno per fare un servizio va avanti e vince l'appalto, sulla pelle delle lavoratrici». Corrono i brividi lungo la schiena quando senti raccontare dalle sindacaliste della Cgil, Franca Cecchini e Rosaria Costabile, situazioni di donne licenziate perché in attesa di un figlio: è la pratica, illegale, delle dimissioni in bianco che fanno firmare alle neoassunte. Dimissioni senza data da compilare in caso di futura gravidanza, quasi a trasformare la maternità in una colpa. Fare un figlio, sposarsi, convivere piacerebbe molto anche a Laura (nome di fantasia) anche se, facendo un bilancio della situazione attuale, arriva a dire «per fortuna non ho famiglia, altrimenti non saprei come fare». Lei, trentacinquenne, vive con sua madre e di andare a stare da sola non se ne parla. È in disoccupazione da giugno, così si è rivolta ad un'agenzia interinale e a ottobre ha trovato un posto alla Coop: part-time a 20 ore, per 8,70 euro l'ora. Il 15 gennaio scade il contratto e iniziano le preoccupazioni. «Vivo con l'angoscia - racconta - di quello che succederà dopo il 15 gennaio. È una vita così, precaria, che lascia pochi sbocchi per la costruzione di una vita privata. La dignità per la donna è anche questa: lavorare, sognare un futuro e magari costruirsi una famiglia. A 35 anni mi vedo un po' persa e senza figli mi sento anche irrealizzata».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google