Proteste
Imprese, stangata sulla previdenza
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Roberto FavillaPer artigiani e commercianti il carico salirà di almeno 200 euro l'anno
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LUCCA. In media 195 euro di aumento annuo sui contributi previdenziali. Poi ci sono quelli dell'Imu: la nuova imposta sugli immobili costerà agli artigiani il 120% in più dell'Ici attuale, fra rivalutazioni catastali e aggiornamento dei coefficienti moltiplicatori delle rendite. È allarme fra le associazioni di categoria per la manovra di Natale che, in provincia di Lucca, riguarderà non meno di 30mila imprese di artigiani e commercianti. Gli artigiani ipotizzano perfino che per gli effetti di questi aumenti, nel 2012 circa 1.400 ditte potrebbero ridurre il personale o cessare l'atttività. I dati forniti da Roberto Favilla, direttore di Confartigianato, sono chiari: su 14.500 imprese della provincia, almeno il 10% avrà problemi a causa della manovra. E di sicuro manderà a casa qualche addetto. I rincari, infatti - osservano i vertici delle categorie - vanno oltre Imu e oneri previdenziali. Riguardano anche le accise sui carburanti che influiscono sul prezzo finale del prodotto. E si sommano ad altri provvedimenti che comportano costi aggiuntivi per le imprese. ONERI CONTRIBUTIVI È una delle questioni che più preoccupa le categorie, dice Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti. Finora - spiega - un'impresa con un reddito minimo annuo di circa 15mila euro «avrebbe pagato un'aliquota del 20%; oltre quella soglia, poi, scatta l'aliquota al 21%. Con la manovra, invece, dal 2012 scatta subito un aumento dell'1,3%, che investe sia l'aliquota applicata sul reddito minimo (quello fino a 15mila euro l'anno) sia l'aliquota applicata al reddito oltre i 15mila euro». In cifre assolute, secondo i calcoli di Confesercenti questo significa che ogni commerciante o artigiano pagherà minimo 195 euro l'anno in più di contributi pensionistici. Per chi ha un reddito superiore ai 15mila euro l'anno, il rincaro supererà i 200 euro. Nel settore dell'artigianato - rincara Roberto Favilla - questi aumenti fanno ipotizzare che il 10% delle imprese provinciali, circa 1.400, potrebbero scomparire o ridurre il personale. «Anche per questo, come Confartigianato - aggiunge - abbiamo realizzato una serie di iniziative finalizzate al sostegno delle aziende, dalla "bottega del lavoro" per consentire a domanda e offerta di incontrarsi, al sito "Artigianet" per mettere in contatto imprese della Lucchesia in cerca di forniture necessarie alla propria produzione. Prossimamente lanceremo iniziative anche legate al credito». CONTRIBUENTI MINIMI È una categoria destinata a scomparire con l'approvazione della manovra, denuncia Confartigianato. Finora le imprese con reddito inferiore a 30mila euro, senza dipendenti e senza investimenti nell'anno, potevano pagare un'aliquota Irpef agevolata al 20%. «D'ora in avanti - spiega Roberto Favilla - anche a queste imprese verrà applicata l'aliquota Irpef ordinaria. La conseguenza è che molte spariranno e così lo Stato perderà sia il 20% che riscuoteva sia i contributi». Secondo i calcoli di Confartigianato, in provincia di Lucca queste aziende con contributi al minimo sono circa 800: a rischio di chiusura sarebbero il 20%, fra 150 e 160. «Il problema - sottolinea Favilla - è che queste imprese sono quelle che fornivano servizi anche nei paesi più piccoli: mi viene in mente, ad esempio, il barbiere nei piccoli centri di montagna. Ma per molti artigiani non è più conveniente proseguire l'attività». SALASSO IMU Spaventa gli artigiani anche l'aumento dell'Imu che, in alcuni casi - denuncia Stephano Tesi, direttore di Cna - può arrivare al 120% rispetto all'Ici attuale. «La questione - dice il dirigente - è presto spiegata: già con il rincaro dell'aliquota ordinaria Imu al 7,6 per mille, subiamo un aumento del 30% rispetto all'aliquota ordinaria Ici. Se poi ci aggiungiamo un rincaro medio del 55% delle rendite catastali (stima effettuata a livello nazionale sui fabbricati artigianali), la percentuale sale all'85%. E può arrivare al 120% ipotizzando che le amministrazioni applichino un rincaro ulteriore dello 0,3 per mille sull'aliquota Imu ordinaria del 7,6». Per far capire che cosa significhino queste percentuali, Tesi propone un paio di esempi: un parrucchiere che oggi paghi 150 euro l'anno di Ici, con l'Imi rincarata del 120% può arrivare a pagare 330 euro; un falegmame che oggi paghi fra 1.500 e 2000 euro, può arrivare a pagare 3.750 euro (sempre con un aumento del 120% rispetto all'Ici attuale). «Di fronte a queste cifre - commenta Tesi - è evidente che, anche in sede locale, chiederemo alle amministrazioni di non aumentare l'aliquota ordinaria dello 0,3 per mille». CARTE DI CREDITO Impensierisce anche il limite di pagamento in contanti a 1000 euro: «C'è la necessità che ci si limiti a chiedere alle imprese, sia del commercio che dell'artigianato - evidenzia Emanuele Pasquini - una commissione dell'1,5% secondo quanto concordato. Non vorremmo trovarci di fronte a nuovi aumenti inaspettati, perché alcune imprese potrebbero non riuscire a sostenere anche queste ulteriori commissioni». LIBERALIZZAZIONI Confesercenti contraria su tutta la linea. «È insensato - attacca Emanuele Pasquini - pensare che tenendo aperti i negozi 4 ore in più al giorno o che tenendoli aperti tutti i festivi si guadagni di più. Il giro d'affari è quello: al massimo si spalma su più ore, aumentando solo i costi di gestione. Ragionamento analogo vale per le nuove aperture della grande distribuzione. Non si capisce perché i regimi autorizzativi non vengano lasciati ai territori. Quello del commercio, soprattutto alimentare, non è un settore privo di concorrenza. Anzi».
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