Il Tirreno

Lucca

Imposte minime, spese massime

L’assessore Amelia Coli
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L’assessore Amelia Coli

Irpef e Imu basse ma i contribuenti spendono di più

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 LUCCA. Nessun aumento sulle aliquote Imu. E neppure sull'addizionale Irpef locale. Il Comune promette di non ritoccare le aliquote ordinarie stabilite dalla manovra Monti, ma questo non basta per far pagare meno ai contribuenti.  Il passaggio dall'Ici all'Imu per Lucca comporta un aumento del 121,1% sull'aliquota ordinaria che dale dal 5,5 ‰ attuale al 7,6 ‰. Non a caso, secondo una proiezione effettuata dal Sole 24 ore, fra i capoluoghi di provincia italiani, Lucca è uno di quelli che risente di più dei rincari, secondo solo ad Aosta (aliquota Ici ordinaria al 4 per mille) e a Milano (aliquota ordinaria al 5 per mille). «Il problema di fondo - spiega l'assessore alle finanze, Amelia Coli - è che anche applicando le aliquote ordinarie, Imu al 4 per mille sulla prima casa e 7,6 per mille sugli altri fabbricati, il Comune non riesce ad evitare un aggravio del carico contributivo sui propri residenti. L'aliquota sulla prima casa, in realtà, è più bassa (quella Ici è stata finora al 4,5 ‰), ma il conto finale è più alto sia per l'aumento delle rendite catastali che per l'aumento da 100 a 160 del moltiplicatore necessario a calcolare il valore catastale su cui applicare l'imposta». Resta da vedere se le ulteriori detrazioni previste dalla legge per la prima casa - ad esempio 50 euro per ogni figlio fino a 26 anni, residente con la famiglia nell'abitazione principale - basti ad annullare l'effetto dei rincari. Come c'è da capire quanto influisca la detrazione sulla prima casa stabilita per legge. «Anche in mancanza di proiezioni comunali - sottolinea Amelia Coli - un dato è certo: il Comune non si avvntaggerà del gettito maggiore prodotto dall'Imu. Tenendo per intero quello sulla prima casa, rinuncerà ai trasferimenti che lo Stato garantiva dal 2008, a compensazione dell'Ici abolita sull'abitazione principale. Per il resto, il 50% del gettito deve essere trasferito allo Stato e se, per caso, il Comune applica un'agevolazione ulteriore rispetto a quelle minime previste dalla legge, dovrà, comunque, garantire allo Stato la metà degli introiti che avrebbe incassato senza gli sconti aggiuntivi».  In più, c'è da capire se scompaiono le agevolazioni per le case date in comodato ai figli, per quelle affittate a "equo canone", se l'esenzione non si applica a chi, pur avendo la residenza in una città, vive abitualmente in un'altra. «Aspettiamo di vedere la norma, di confrontare il nuovo decreto con la normativa dell'Ici e poi - conclude Amelia Coli - e poi redigeremo il nuovo regolamento di applicazione dell'Imu».

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