Sicurezza
Pensioni, l'assalto ai patronati
Alessandro Petrini
L'incertezza per le modifiche della riforma allarma i sessantenni
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LUCCA. «Quando andrò in pensione?». La domanda suona come un mantra, il ritornello di un disco rotto che patronati, sindacati e Inps si sentono ormai ripetere da giorni. Comprensibile, d'altronde, l'incertezza dei cittadini. In particolare della classe 1952, che l'anno prossimo compie sessant'anni e non ha idea di quando maturerà i requisiti per la pensione. Chi può, corre a presentare domanda di pensionamento, nel tentativo di congelare la propria posizione e ritirarsi secondo le vecchie regole. Poi c'è una fascia ancora più delicata: i cassintegrati, che nei prossimi anni avrebbero dovuto agganciare la pensione. Un fenomeno figlio delle crisi visto che molte aziende negli ultimi due anni hanno tagliato il personale e i sindacati hanno tentato, dov'era possibile, di evitare i licenziamenti, ricorrendo alle cosiddette uscite volontarie. Tra i dipendenti da tagliare, qualcuno ha trovato un altro lavoro. Chi invece era vicino all'età del ritiro ha scelto l'aggancio alla pensione, attraverso cassa integrazione e mobilità. Ora il timore di questi dipendenti è di trovarsi improvvisamente a metà del guado. Senza pensione e senza lavoro. Infine c'è un'altra categoria di pensionandi, altrettanto ampia, che rischia di vedersi stravolto ogni piano. Quella degli impiegati già nonni, che aspettavano di ritirarsi dal lavoro per poter accudire i nipotini e aiutare generi, nuore e figli. Un mare di persone che in questi giorni fa la fila davanti ai patronati in attesa di certezze su date e importi. Lo conferma Massimo Matteoni, responsabile provinciale del patronato Inca che spiega che i lavoratori vogliono capire e che le maggiori informazioni sono relative al passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo: «Sono in molti a chiamare o presentarsi nei nostri uffici - conferma - specialmente coloro che pensano di avere ormai soltanto un anno o due di lavoro». Sullo stesso tono Libero Seghieri direttore responsabile del patronato Inac: «L'allarme delle persone in molti casi è giustificato, non lo è invece in quei casi in cui i requisiti per la pensione sono perfezionati ma si sceglie di rimanere al lavoro. Nessuna legge infatti può privare una persona di diritti già esercitabili». In poche parole è impensabile che venga tolto il diritto alla pensione a chi lo ha già maturato. Il nuovo spettro poi si chiama sistema "contributivo", il nuovo metodo di calcolo della pensione che va a sostituire il sistema "retributivo" e si applica ai lavoratori privi di anzianità contributiva al 1º gennaio 1996 e si basa su tutti i contributi versati durante l'intera vita assicurativa. «La paura che il contributivo possa portare un danno incisivo sulle nuove pensioni è infondata - rassicura Seghieri, rivolgendosi però esclusivamente a chi in pensione ci andrà nei prossimi anni - Sulle retribuzioni alte potrà addirittura dare di più, specialmente per chi si trova in un'età più avanzata e vicino alla pensione. Una valorizzazione inferiore ci sarà invece per i prossimi anni. Del resto anche in questo caso non si possono intaccare i diritti già acquisiti. Le maggiori preoccupazioni ci saranno invece per le generazioni future visto che da un sistema solidale si passerà a un sistema assolutamente individualistico». Tentativi di fuga verso la pensione che però non si è concretizzata in un aumento delle domande che invece sono rimaste in linea con quelle degli anni precedenti. L'Inps toscano infatti conferma che sono stati presi d'assalto anche i loro sportelli per il timore di rimanere bloccati e di non andare in pensione ma nei primi dieci mesi del 2011 in provincia di Lucca sono state definite 4.568 pensioni, tra vecchiaia, anzianità, indirette, reversibilità e pensioni in totalizzazione. Le domande che sono state accolte sono state invece 3.135.
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