Il dolore
La Cassazione boccia la Procura
Luca Tronchetti
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Il sostituto procuratore Fabio OriglioRigettato il ricorso dell'accusa: i cinque provvedimenti cautelari non dovevano essere emessi
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LUCCA. La Procura finisce ko. Almeno per ora. La quinta sezione della Corte di cassazione rigetta il ricorso presentato dal sostituto Fabio Origlio. Ricorso formulato dopo l'annullamento da parte del Tribunale del riesame di Firenze delle misure cautelari nei confronti di politici, professionisti e imprenditori accusati di corruzione, falso e abuso d'ufficio. Per i giudici della Suprema corte il gip non avrebbe dovuto firmare quelle ordinanze di arresto: troppo debole l'impianto accusatorio per portare in carcere Marco Chiari, ex super assessore della giunta Favilla, e l'ex dirigente comunale all'urbanistica Maurizio Tani. Inconsistenti - per la Cassazione - le prove per giustificare gli arresti domiciliari imposti all'imprenditore Giovanni Valentini amministratore della società immobiliare Valore e ai professionisti Andrea Ferro e Luca Antonio Ruggi. La decisione della Cassazione non mette una pietra tombale sull'inchiesta, ma la indebolisce notevolmente affievolendone gli effetti. E sancisce un principio: gli arresti sono stati immotivati. Gli elementi in possesso degli investigatori erano insufficienti per quei provvedimenti di privazione della libertà personale. Certo, la procura della Repubblica non molla. E l'indagine - arricchita di nuovi elementi probatori raccolti in questi mesi dai carabinieri del reparto investigativo che hanno sbobinato gli ultimi 60 giorni di intercettazioni ambientali - andrà avanti sino a maggio. A quel punto la pubblica accusa chiederà il rinvio a giudizio per tutti o per parte degli otto indagati nell'inchiesta sulla presunta corruzione consumata nell'ambito di importanti operazioni immobiliari: la riqualificazione dello stadio Porta Elisa e la costruzione di un nuovo quartiere (da 200 appartamenti) a S. Anna. Infatti, assieme alle 5 persone a giugno raggiunte da misura cautelare, ci sono altri tre indagati per concorso in corruzione: il sindaco Mauro Favilla, l'ex vice sindaco Giovanni Pierami e il funzionario della Soprintendenza Francesco Cecati. La sconfitta della procura si completa con l'accoglimento del ricorso - presentato dagli avvocati Tullio Padovani e Francesco Marenghi del foro di Pisa - sul sequestro dei beni (soldi e terreni sino a 18 milioni) alla Valore spa di Prato, ritenuti dall'accusa provento dell'ipotesi di corruzione. La Cassazione, infatti, accoglie il ricorso, annulla l'ordinanza del tribunale di Lucca sulle misure cautelari reali (il sequestro dei beni, appunto) e rinvia a un nuovo collegio lucchese di composizione diversa, la decisione, che dovrà contenere motivazioni differenti, sul dissequestro totale o parziale di beni e terreni di Valore. Con due pronunciamenti di merito contrari alle tesi dell'accusa l'eventuale processo parte decisamente in salita. Logico che la difesa festeggi. Perché in aula i pronunciamenti del Riesame e della Cassazione avranno un peso rilevante. Dalle 10,15 sino al primo pomeriggio ieri a Roma gli avvocati Enrico Marzaduri (difesa Tani e in sostituzione di Toscano, difesa Valentini), Carlo Di Bugno (difesa Chiari), Stefano Del Corso (difesa Ferro) e Maurizio Campo (difesa Ruggi) hanno ribadito punto per punto le loro tesi: nessuna tangente pagata, solo emolumenti per incarichi professionali. Per il Procuratore Generale la Corte avrebbe dovuto accogliere un ricorso della procura: quello relativo all'arresto di Chiari. I giudici della quinta sezione si sono ritirati in camera di consiglio poco dopo le 16,30. Un'ora e mezzo sola per scrivere il dispositivo che verrà depositato in giornata.
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