Sicurezza
«Mandati a casa senza preavviso con mille bugie sul rilancio dellattività»
Panem, lettera aperta degli operai all'azienda
A.B.
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Il presidio degli operai della Panem di Altopascio 2 MINUTI DI LETTURA
ALTOPASCIO Panem: sessanta operai a casa, maestranze inutilizzate, un disastro anche per Altopascio che perde un altro pezzo della sua identità. Così, in una lettera aperta, i lavoratori della Panem introducono la situazione che stanno vivendo a pochi giorni dalla chiusura dell'azienda. «Uno dei panifici italiani più produttivi e conosciuti nel paese è rimasto vittima della speculazione di imprenditori senza scrupoli - dicono - Un marchio che, dal 1970 al 1990, era riuscito a conquistare e consolidare un mercato che comprendeva tutto o quasi il nord del paese, il centro e l'area Romana» Fu proprio grazie a quei successi che l'allora panificio Buralli della "città del pane", incominciò ad essere oggetto dell'attenzione dei grandi gruppi industriali del paese, fino all'acquisizione da parte di Barilla, che però i lavoratori definiscono un primo caso di speculazione. «Anche Barilla ad un certo punto si è disfatta della Panem, ma solo dopo averla depauperata di una fetta di mecato. L'azienda finì così in mano ad un fondo finanziario poi ritiratosi, lasciando la Panem, che intanto si era riappropriata dello storico marchio Buralli, capace di inviare ogni giorno il pane di Altopascio in tutto il nord Italia, nell'agonia dei debiti». È ormai il 2011 e il Gruppo Novelli decide di farsi avanti promettendo il rilancio del marchio e il mantenimento totale o quasi delle maestranze presenti. «Oggi siamo a dicembre e di investimenti non se ne sono visti, come del resto anche dei nuovi padroni. Nemmeno l'ombra di uno di loro, se non per venire a comunicare alla Rsu la chiusura dell'attività a partire dal 12 di dicembre. E queto dopo mesi di difficoltà, di pagamenti arretrati. Una sessantina di operai sono stati mandati a casa senza preavviso, quando ancora aspettavano un rilancio che non avverà mai. Non ci rimettiamo solo noi, ma tutto il territorio di Altopascio, che perde un'altra fetta della propria identità.
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