Sicurezza
Pensionati contro il decreto Monti
Paola Taddeucci
◗
Pensionati in un ufficio postale in attesa di riscuotere l’assegno dell’Inps«Assurdo dover aprire un conto per riscuotere l'assegno dell'Inps»
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Una signora confessa di non aver dormito per l'ansia, l'altra urla al figlio di ribellarsi e il signore accanto si guarda intorno smarrito. Pensionati sull'orlo di una crisi di nervi. Lo stop al pagamento in contanti oltre 500 euro per le loro pensioni - previsto a gennaio dalla manovra Monti - li fa sgomentare. E a sentir parlare di accrediti, bancomat, carte di credito e codici, sgranano gli occhi come se si fosse evocato il diavolo. Per loro, ma anche per chi pensionato non è, si tratta di un provvedimento ingiusto, complicato e difficile. Che colpisce le fasce più deboli della popolazione e che soprattutto rischia di costringere una moltitudine di persone a nuovi balzelli (l'apertura di un conto corrente non è indolore) e a nuove pratiche burocratiche, sempre più insopportabili. È questa la fotografia scattata in due uffici postali ieri mattina, giorno, peraltro, di minor affluenza dei pensionati che in maggioranza riscuotono lo stipendio agli inizi del mese.
Pur in pochi, si fanno sentire ugualmente. E a sostenerli c'è anche chi è giovane, ma condivide il loro sgomento. È il caso di una signora che accompagna l'anziana madre, la cui pensione già da tempo arriva per via telematica. «L'ho fatta accreditare sul conto - spiega - perché, lavorando, non sempre potevo portare mia madre a ritirarla. L'ho fatto, quindi, per comodità mia. Ma penso a tanti pensionati che sono soli e non sanno come destreggiarsi: con questo sistema vengono messi in crisi. L'evasione fiscale non si combatte mettendo in crisi gli anziani». Laura Fabbri è della stessa idea. È lei la pensionata che non ha dormito per l'ansia. «Con quello che ho letto e sentito - dice - mi è venuta la paura. Come me, tanti sono lontani anni luce dai nuovi sistemi elettronici. Non abbiamo dimestichezza con questi mezzi e finirà che dobbiamo farci gestire per forza da altri, anche se siamo perfettamente in testa. Vorrei conservare questa libertà, almeno finché posso. Quando avrò bisogno di una delega, allora il discorso sarà diverso». Per Maria Magni, l'accredito sul conto è un'abitudine che si porta dietro da quando lavorava: prima lo stipendio, oggi la pensione. «Ma di bancomat - precisa - non voglio sentir parlare. Non è vero che si è più sicuri perché non abbiamo contanti in tasca. Anni fa mi scipparono e mi rubarono proprio il bancomat, che allora avevo. Apriti cielo! Le complicazioni per duplicarlo furono infinite. Senza contare, poi, i costi per le carte di credito e il bancomat. No, non va bene». Livia Colapicchioni è infuriata. È lei a invitare il figlio a ribellarsi: un modo per dire a chi è più giovane e in forze di difendere i pensionati.
«Prima di tutto - sostiene - non voglio dare altri soldi alle banche. E poi, siccome non sono capace di usare bancomat o tessere, non voglio dipendere dai miei figli». I non pensionati annuiscono. Tanti hanno i genitori nella stessa situazione. Come un signore che racconta: «Mio padre è affezionato al cedolino perché c'è scritto tutto chiaro, lo stipendio, quanto paga di tasse. Il nuovo sistema mi sembra ingiusto, complicato e difficile. Non si capisce perchè a subire le conseguenze di questi provvedimenti debbano essere i pensionati». A chiudere il quadro un pensionato che non risponde nemmeno e sgrana soltanto gli occhi. Più esplicito davvero non può essere.
Pur in pochi, si fanno sentire ugualmente. E a sostenerli c'è anche chi è giovane, ma condivide il loro sgomento. È il caso di una signora che accompagna l'anziana madre, la cui pensione già da tempo arriva per via telematica. «L'ho fatta accreditare sul conto - spiega - perché, lavorando, non sempre potevo portare mia madre a ritirarla. L'ho fatto, quindi, per comodità mia. Ma penso a tanti pensionati che sono soli e non sanno come destreggiarsi: con questo sistema vengono messi in crisi. L'evasione fiscale non si combatte mettendo in crisi gli anziani». Laura Fabbri è della stessa idea. È lei la pensionata che non ha dormito per l'ansia. «Con quello che ho letto e sentito - dice - mi è venuta la paura. Come me, tanti sono lontani anni luce dai nuovi sistemi elettronici. Non abbiamo dimestichezza con questi mezzi e finirà che dobbiamo farci gestire per forza da altri, anche se siamo perfettamente in testa. Vorrei conservare questa libertà, almeno finché posso. Quando avrò bisogno di una delega, allora il discorso sarà diverso». Per Maria Magni, l'accredito sul conto è un'abitudine che si porta dietro da quando lavorava: prima lo stipendio, oggi la pensione. «Ma di bancomat - precisa - non voglio sentir parlare. Non è vero che si è più sicuri perché non abbiamo contanti in tasca. Anni fa mi scipparono e mi rubarono proprio il bancomat, che allora avevo. Apriti cielo! Le complicazioni per duplicarlo furono infinite. Senza contare, poi, i costi per le carte di credito e il bancomat. No, non va bene». Livia Colapicchioni è infuriata. È lei a invitare il figlio a ribellarsi: un modo per dire a chi è più giovane e in forze di difendere i pensionati.
«Prima di tutto - sostiene - non voglio dare altri soldi alle banche. E poi, siccome non sono capace di usare bancomat o tessere, non voglio dipendere dai miei figli». I non pensionati annuiscono. Tanti hanno i genitori nella stessa situazione. Come un signore che racconta: «Mio padre è affezionato al cedolino perché c'è scritto tutto chiaro, lo stipendio, quanto paga di tasse. Il nuovo sistema mi sembra ingiusto, complicato e difficile. Non si capisce perchè a subire le conseguenze di questi provvedimenti debbano essere i pensionati». A chiudere il quadro un pensionato che non risponde nemmeno e sgrana soltanto gli occhi. Più esplicito davvero non può essere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
