Il Tirreno

Lucca

La Cgil chiede aiuto alle istituzioni

Si cercano alternative per i dipendenti

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 ALTOPASCIO. Una grande tenda militare davanti ai cancelli. Il fuoco sempre acceso, dentro un bidone, per riscaldarsi un po'. Tutt'intorno, bandiere dei sindacati e striscioni "dedicati" al Gruppo Novelli, che in agosto dichiarava di voler salvare l'azienda e ora, invece, ha deciso di chiuderla. Accade alla Panem dove il presidio dei 60 dipendenti che giovedì hanno scoperto di non avere più un lavoro prosegue. Indossano un cappellino rosso e si raggruppano attorno a Lino Giovannelli, segretario provinciale della Flai-Cgil. «Siamo pronti a difendere i diritti di questi lavoratori, anche se significherà ricorrere alle vie legali. Erano altre le promesse fatte in agosto. Allora la Novelli si presentò con un book fotografico che riportava i successi del gruppo, le società rilevate, salvate e rilanciate. Dissero di voler fare lo stesso con la Panem. Da allora, più niente».  Giovannelli ripercorre gli ultimi anni della Panem, non negando le difficoltà che già la precedente proprietà aveva incontrato. «Difficoltà soprattutto di carattere commerciale e finanziario, che avevano portato a una riorganizzazione del lavoro e degli orari alle quali i dipendenti si erano adeguati con tranquillità, pur di riuscire a tenere in piedi la produzione. Ecco perché l'entrata in scena del Gruppo Novelli era sembrata una boccata d'ossigeno. Presto ci siamo resi conto che altre difficoltà stavano sorgendo. Da qui la richiesta, a novembre, di chiarezza. Ci venne promesso uno studio approfondito per verificare la fattibilità di investimenti importanti, volti a rilanciare la sede di Altopascio (la Panem ha un altro stabilimento a Murgiò, Milano, ndr). Ma lo studio non è mai arrivato».  Arrivano, invece, i primi ritardi nel pagamento degli stipendi. «Da lì in poi la situazione è precipitata, fino ad arrivare a giovedì con la Novelli che ha comunicato la chiusura e l'interruzione della produzione a partire da martedì. Chiediamo a Provincia e Regione di attivarsi per trovare altre opportunità, per dare il via al rilancio di un marchio storico». Si attende che la richiesta di concordato preventivo venga accolta per dare il via alle pratiche per accedere agli ammortizzatori sociali. A.B.

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