La manifestazione
Hanno rovinato un panificio sano
Arianna Bottari
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Il presidio davanti ai cancelli dellazienda con uno slogan contro il Gruppo Novelli; Lino Giovannelli segretario Flai Cgil illustra le iniziative del sindacato; a destra un gruppo di lavoratori della Panem commentano la prossima chiusura dellattività produttiva (Vip) I lavoratori: «Il prodotto veniva fatto a Milano e qui solo etichettato»
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ALTOPASCIO. «Qui facevamo il pane buono, anche 500 quintali al giorno. La gente lo cercava nei negozi. Hanno rovinato tutto. Hanno iniziato a produrlo a Milano. Noi mettevamo solo le etichette». Sono le parole amare dei lavoratori della Panem, che presidiano giorno e notte i cancelli dell'azienda destinata a chiudere. Uomini e donne rimasti senza lavoro (martedì lo stabilimento chiude e 60 dipendenti sono in mezzo a una strada), raccolti davanti ai cancelli dell'azienda, sotto la tenda marrone o davanti al fuoco. Alcuni di loro lavorano nello stabilimento di Altopascio da quasi 30 anni e ricordano con orgoglio la qualità dei prodotti che, sui camion, raggiungevano i negozi e supermercati della Toscana, ma anche di Liguria, Piemonte, Lombardia. «Negli ultimi tempi eravamo scesi a 100 quintali. Due camion al giorno. Delle sei linee produttive, ne andavano solo quattro» dice Aurelio Mencarelli, che lavora alla Panem dal 1983. Una famiglia da mantenere, la qualifica di fornaio e mestrante. Come i suoi compagni di lavoro, ora aspetta di sapere cosa gli riserverà il futuro. «Piano piano, hanno mandato tutto all'aria - aggiunge Carlo Ragghianti -. Qui ad Altopascio, negli ultimi tempi, la maggior parte del pane veniva solo etichettato. Era prodotto a Milano, spedito qui, etichettato (con la dicitura di pane prodotto nello stabilimento di Altopascio) e poi rimesso sui camion per essere commercializzato. Abbiamo chiesto spiegazioni e ci siamo sentiti dire che fare così costava meno». «Con i costi, però, è calata anche la qualità» sottolinea Michele Cariello, una moglie e due figli sotto i sei anni da mantenere. «Non mi stupisce che le commesse si siano ridotte - prosegue -. Prima Conad, poi Coop. Gli ordini hanno continuato a diminuire perché la qualità non era più quella di un tempo. Hanno chiuso persino la linea artigianale, quella che lavorava il pane davvero come un tempo. L'hanno chiusa qui, dove c'erano gli operai che sapevano come fare il pane, per dare la commessa ad una linea di Pescia. Qui l'impasto lievitava anche dodici ore, la linea funzionava bene e il personale era più che qualificato. Cosa avranno in più a Pescia?». I lavoratori sono convinti che la Panem potrebbe tornare ai fasti di un tempo. Il marchio è di quelli storici, i prodotti conosciuti ed apprezzati. «Un po' di tempo fa una signora anziana un giorno ha chiamato in azienda. Era preoccupata, credeva avessimo chiuso perché, per la prima volta in vent'anni, non aveva trovato il nostro pane in negozio», racconta uno dei dipendenti. Insomma, la richiesta non manca, come sottolinea anche Lino Giovannelli segretario della Flai-Cgil. «È mancata la volontà, la Novelli non c'ha creduto, si è voluta disfare di noi. Bel Natale. Bel regalo ci ha fatto», dice Fabrizio Mercatelli. È in azienda dal 1988 e mai avrebbe immaginato una situazione di questo genere. Ora, come altri 59, aspetta di sapere se gli verranno pagati gli straordinari di ottobre, lo stipendio di novembre e la tredicesima.
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