Finanza
Speranze finite, la Panem chiude
Arianna Bottari
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Lo stabilimento della Panem ad Altopascio e a destra lassemblea dei lavoratori che ieri hanno appreso della chiusura dello storico panificio (Vip) Martedì viene sospesa la produzione, a casa una sessantina di lavoratori
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ALTOPASCIO. La Panem chiude. La storica azienda affonda dopo mesi di sofferenze e vanno a casa una sessantina di dipendenti. Sindacati durissimi con il Gruppo Novelli, che in agosto aveva rilevato il 98 per cento della società: «È stata portata avanti una bassa azione di speculazione, a scapito dei dipendenti e delle loro famiglie», dice Lino Giovannelli, segretario provinciale della Flai-Cgil. I lavoratori hanno indetto lo sciopero ad oltranza ed è attivo un presidio davanti ai cancelli del panificio. Ora si attende la riunione convocata per mercoledì dalla Provincia: solo il concordato può garantire l'accesso agli ammortizzatori sociali. Lunedì l'azienda chiuderà ufficialmente e i lavoratori inizieranno a ricevere le lettere ufficiali sulla cessata attività. Martedì si fermerà definitivamente la produzione. La doccia fredda è arrivata al termine dell'incontro tra i sindacati e i dirigenti del Gruppo Novelli, la società di Terni che in agosto aveva rilevato la Panem, promettendone il salvataggio. Salvataggio mai iniziato e che, anzi, si è presto trasformato in ritardi nei pagamenti degli stipendi, in nuovi pensieri per la sessantina di lavoratori e per le loro famiglie. La crisi ha subito un'accelerazione in questa settimana, dopo i primi allarmi per i ritardi nei pagamenti. L'assemblea dei lavoratori aveva proclamato lo sciopero a oltranza, ma a quel punto la proprietà aveva riacceso le speranze, acconsentendo (per la prima volta) a incontrare le rappresentanze sindacali. Ma la situazione si è presentata più drammatica del previsto: tutti a casa, la produzione si ferma martedì, la Panem chiude. Questo quanto le Rsu e i responsabili provinciali dei sindacati hanno dovuto comunicare nel pomeriggio ad un'attonita assemblea, riunita d'emergenza. Immediata la ripresa dello sciopero, sospeso mercoledì per arrivare nella maniera più serena possibile al faccia a faccia con la dirigenza del Gruppo Novelli. «Peggio non poteva andare - commenta Giovannelli della Flai-Cgil -. Ora è chiaro che la Novelli non ha fatto altro che portare avanti una manovra speculativa che testimonia solo molta ingordigia, senza curarsi del futuro dello stabilimento e di quello delle 60 famiglie che dalla Panem dipendono. Un atteggiamento che ci sconcerta e verso il quale esprimiamo un giudizio più che negativo. La sede di Altopascio per il Gruppo Novelli è solo un costo eccessivo, che non offre elementi validi per portare avanti eventuali investimenti. Un atteggiamento che non possiamo tollerare. I dipendenti hanno avuto una reazione di profonda amarezza, alla quale si sono aggiunte delusione e preoccupazione». Immediata la sospensione della produzione e la convocazione dello sciopero a oltranza, con presidio fisso davanti ai cancelli dell'azienda. Ora tutte le speranze sono riposte nella riunione che si terrà in Provincia nella quale è stata coinvolta anche la Regione. L'obiettivo dei sindacati è far rivivere in qualche modo lo storico marchio di Altopascio. La professionalità non manca, i volumi nemmeno, c'è solo da trovare un'alternativa valida e in grado di rilanciare lo stabilimento. I prossimi incontri saranno fondamentali anche per il concordato, attraverso il quale passa la possibilità di accedere a quegli ammortizzatori sociali fondamentali per dare un po' di respiro ai lavoratori, che non hanno certezze sui pagamenti di stipendi e mensilità aggiuntive.
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