Il Tirreno

Lucca

IL PROFILO

Allo stadio pagava il biglietto

D.C.

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 LUCCA. Era un politico vecchio stampo, con un forte senso dello Stato e una moralità a prova di bomba. Ai tempi del processo per i rifiuti a Cava Niquila, che nel 1997 lo aveva visto assolto in Appello a Firenze (e con lui tutta la sua giunta) Arturo Pacini si era sempre difeso affermando di aver agito in maniera corretta. La giustizia gli aveva dato ragione.  Non si era certamente arricchito con la politica e non amava l'ostentazione. Ai tempi della suo fulgore politico, quando era un solido punto di riferimento per la Dc ed era diventato sottosegretario al lavoro e alla previdenza sociale, a differenza di altri esponenti che avevano in garage macchinoni e conducevano un'esistenza sopra le righe il massimo che si era concesso era stata una Lancia di media cilindrata. Bella macchina, ma non un lusso.  Aveva altri valori, il senatore. E non voleva privilegi. Lo ricordiamo al botteghino del Porta Elisa, quando la Lucchese di Maestrelli e Vitale dava spettacolo in serie B, acquistare il biglietto di tribuna. Come un qualsiasi tifoso.  E poi le vacanze in Dolomiti nel mese di agosto. Da anni sempre a San Leonardo in Badia con la famiglia, in un appartamento preso in affitto. Spendeva tanto, questo sì, ma per la cultura. Giornali, libri, riviste. Mente lucida, uomo intelligente e sensibile, sempre pronto a dare un aiuto ai meno fortunati.  Ciao Arturo, che la terra ti sia lieve.

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