Il Tirreno

Lucca

Nella stanza dei segreti i fantasmi dell'Inquisizione

Paola Taddeucci
Nella stanza dei segreti i fantasmi dell'Inquisizione

È il patrimonio dell’Archivio Diocesano di Lucca, un gioiello unico che è oggetto di consultazione da parte di studiosi di tutto il mondo

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Gli autografi di Matilde, i sigilli di Carlo Magno, i diplomi di re e imperatori, i versi di Dante, il battesimo di Puccini. È il patrimonio dell’Archivio Diocesano di Lucca, un gioiello unico che è oggetto di consultazione da parte di studiosi di tutto il mondo. E non solo. Al suo interno c’è una stanza dei segreti dove anche gli esperti possono entrare soltanto con il permesso del prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, monsignor Sergio Pagano.

Una stanza che esercita una forte attrattiva perché conserva atti dell’Inquisizione: dai primi studi effettuati sembra che a Lucca i tribunali dell’Inquisizione fossero più morbidi che altrove. Ma il materiale è ancora tutto da ordinare ed è proprio questo il bello perché potrebbe riservare molte sorprese. Gli atti sono molto antichi e oltre ai documenti sull’Inquisizione ci potrebbero essere anche testimonianze che riguardano i santi, questo spiega la cautela con la quale vengono ammessi gli studiosi: a maneggiare certo materiale sono preposte soltanto personalità dell’ambito ecclesiastico.

Nella stanza sono custoditi gli atti dei processi criminali e civili avvenuti a Lucca dal XIV al XVIII secolo e in questo senso rappresenta il registro più antico di area toscana e italiana. Che l’Archivio storico diocesano di Lucca fosse un gioiello unico al mondo lo sapevano in molti, già da tempo. Un’infinità di documenti, che coprono secoli di storia. In particolare più di 13mila pergamene, dal 685 al XVII secolo, di cui 1800 anteriori al 1000 e tra queste 150 - ossia la metà di quelle esistenti sulla terra - di epoca longobarda. Ma il passaparola tra gli studiosi, seppur da un capo all’altro del pianeta, non rendeva sicuramente merito all’immenso e raro patrimonio conservato nell’archivio, che ha sede nel palazzo arcivescovile.

L’Unesco. A rimediare ha pensato l’Unesco, che recentemente ha inserito l’archivio nel Memory of the World Register. L’elenco, che dal 1997 l’organo delle Nazioni Unite aggiorna ogni due anni, è dedicato ai più preziosi archivi e biblioteche o a singoli documenti e libri di importanza mondiale. Finora, tra le 246 voci, l’unica italiana era la Biblioteca Malatestiana di Cesena.

Le pergamene. Eccezionali, dunque, sono sia la quantità che la qualità di documenti. Soprattutto le 1800 pergamene anteriori al 1000, appartenenti al cosiddetto Fondo Diplomatico che in totale ne custodisce più di 13mila, una parte delle quali ancora da inventariare. Del nucleo più antico, oltre 150 sono datate prima del 793 e la più vecchia in assoluto è del 685. Nessun altro archivio ne ha così tante e tutte insieme: una manna per gli studiosi dell’epoca longobarda, che infatti arrivano a Lucca da tutto il mondo.

La firma di Matilde. Quattro pergamene portano la firma autografa di Matilde di Canossa, donna di primissimo piano nella storia medievale, regina incontrastata di un vasto territorio che andava dal Lazio al Lago di Garda. Un quinto documento è firmato dalla stessa Matilde e dalla madre Beatrice, ed è datato 1066, quando la celebre contessa aveva 20 anni (morirà nel 1115).

Dante e Puccini. Nell’archivio ci sono anche testi di altro genere. Come un bifolio membranaceo (oggi diremmo pieghevole) con due canti (19º e 20º) del Purgatorio di Dante, databile alla metà del XIV secolo. E la registrazione, unico originale, del battesimo di Giacomo Puccini del 22 dicembre 1858. In quest’ultimo campo, del resto, la documentazione è sterminata. Ci sono, per esempio, i duplicati degli atti parrocchiali di nascita, matrimonio e morte dal 1740 ai giorni nostri.

Info. L’Archivio, a parte l’ala segreta, è aperto al pubblico con i seguenti orari: lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 9,30 alle 12,30 (giovedì, sabato e domenica chiuso). Informazioni: 0583 430954 e archivio@diocesilucca.it. Diretto da don Marcello Brunini, i curatori sono tre giovani laureati e specializzati in scienze archivistiche: Elisabetta Unfer Verre, Valentina Cappellini e Tommaso Maria Rossi.

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