Finanza
Faceva parte del commando che colpì con una mannaia in fronte un connazionale
In trappola anche l'ultimo aggressore
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ALTOPASCIO. Finisce in trappola anche l'ultimo dei marocchini accusati di tentato omicidio nei confronti di un connazionale ferito alla fronte con un colpo di mannaia nel pomeriggio del 19 novembre scorso in via Firenze ad Altopascio. I carabinieri lo hanno rintracciato a casa e adesso si trova agli arresti domiciliari. Per il sostituto procuratore Elena Leone il quadro indiziario è chiaro anche se sarà difficile riuscire a capire la causa del regolamento di conti che poteva costare la vita a Abdel Magid Loufti, 30 anni, finito all'ospedale con una prognosi di trenta giorni. Immigrato che, nonostante il parere negativo dei medici, 24 ore dopo l'aggressione decise di firmare, assumendosene la responsabilità, per poter uscire dal reparto in cui era ricoverato e tornarsene a casa. La vicenda fece molto clamore perchè la spedizione punitiva avvenne nel centro del paese - in via Firenze - e in un orario di massima affluenza: le 13,30. Sul posto andarono i vigili urbani di Altopascio e successivamente della vicenda si sono occupati i carabinieri. Nei giorni successivi all'aggressione furono arrestati gli altri tre marocchini. Due lo tenevano fermo e il cugino dell'immigrato rimasto ferito l'avrebbe colpito con la mannaia (recuperata, sequestrata e repertata con l'invio al Ris di Roma per capire se le tracce ematiche appartengono a Loufti). Due marocchini sono già stati interrogati dal gip Alessandro Dal Torrione sostenendo di aver agito per legittima difesa in quanto precedentemente erano stati aggrediti. Una tesi che non convince affatto il giudice e che non coincide con gli accertamenti dei carabinieri di Altopascio. Non è da escludere che, sulla base degli atti in suo possesso, il pubblico ministero possa chiedere nei confronti dei quattro immigrati il giudizio immediato.
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