Il Tirreno

Lucca

Centri storici a rischio impoverimento

Barbara Antoni

Amministratori e categorie all'attacco: il decreto Monti va rivisto

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 LUCCA. Liberalizzare le aperture di qualsiasi tipo di negozio o esercizio in qualsiasi zona della città, centro storico compreso? Secondo le categorie, il criterio - introdotto dalla proposta del governo Monti - equivale pressappoco a follia. In particolare per Lucca e le città che hanno nel proprio centro storico il fulcro dell'attrattiva turistica e della tipicità, anche commerciale. Il direttore di Confcommercio Rodolfo Pasquini e quello di Confesercenti Emanuele Pasquini, almeno, non ci stanno. «Su un piano del genere - dice Rodolfo Pasquini - credo che qualcuno debba intervenire. Un Mc Donald non può stare in via Fillungo, e senza avere niente contro una griffe della ristorazione come questa, solo che sta meglio fuori porta». E sempre Rodolfo Pasquini ritiene che se la proposta diverrà legge, «bisognerà che la cabina di regia provinciale per il turismo intervenga: occorre riportare a Lucca un turismo di livello».  Emanuele Pasquini auspica che in qualche modo il governo lasci ai Comuni un margine di programmazione del commercio. «Una liberalizzazione in questi termini - dice - non sarà sostenibile da piccola e media impresa locale, che poi è quella storica, tipica, che rappresenta il valore aggiunto. E proprio questa impresa, in un contesto di estrema liberalizzazione rischia di morire».  «L'eccessiva liberalizzazione - dice l'assessore al commercio Moreno Bruni - metterà in difficoltà le strutture non organizzate. Stiamo approvando un regolamento che cerca di dare identità al centro storico; al una situazione in cui tutto si può fare non porta verso una qualificazione dei centri storici. Ma il mondo sta cambiando. Mi riservo di attendere il testo del decreto così come verrà licenziato dalle camere. In ogni modo mi auguro che il decreto contenga margini di indirizzo ai Comuni per la valorizzazione dei centri storici. Una completa anarchia rischia di provocare lo scadimento di qualità del centro storico e della sua tipicità. Credo che la liberalizzazione sia giusta, ma deve permettere ai Comuni di rappresentare una guida per il proprio tessuto commerciale».

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