Sicurezza
LA PROSPETTIVA
Nessun futuro in vista da candidato sindaco
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Il presidente Stefano Baccelli e una seduta del consiglio provinciale 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Non sarà più presidente della Provincia, ma neppure si candiderà a sindaco per Lucca. Di questo Stefano Baccelli è certo. Chiuderà la sua esperienza amministrativa a Palazzo Ducale per le conseguenze del decreto "Salva Italia" del governo Monti, ma non è in cerca di un posto a Palazzo Orsetti. Dietro l'annuncio di dimissioni, di rinuncia a proporsi per l'incarico di coordinatore di quello che resterà del consiglio provinciale, per Baccelli non c'è la corsa alla poltrona di sindaco. Non c'è l'intenzione di scippare la candidatura ad Alessandro Tambellini, attuale capogruppo del Pd in consiglio comunale. Tanto meno - assicura Baccelli - c'è l'idea di spingere il Pd a indire primarie per la candidatura a sindaco di Lucca. «Il candidato del centrosinistra per il Comune - spiega il presidente (a questo punto uscente) della Provincia - è già stato scelto dalla coalizione e non è in discussione. Per quello che mi riguarda, ribadisco che mi sono impegnato come amministratore per poter realizzare progetti: strade, varianti, opere pubbliche. E questo è tutto. Con questa riforma della Province la mia esperienza termina, ma non il mio impegno in politica». Baccelli, infatti, ricorda che prima di essere candidato alle provinciali era segretario della Margherita. Non sarà, quindi, il fatto di abbandonare Palazzo Ducale a fargli passare la passione per la "cosa pubblica". «In questo parte finale di mandato - insiste il presidente - mi impegnerò al massimo per garantire che vadano a buon fine i progetti impostati dall'amministrazione provinciale. Non voglio che vadano persi tuti gli sforzi per garantire una viabilità migliore alla Piana o per trovare i soldi per l'edilizia scolastica». A parte il ragionamento sulle vicende amministrative, però - conclude Baceclli - resta la riflessione sul fatto che sia «giusto, da un punto di vista democratico, che vengano depennati per decreto organismi eletti dai cittadini. Al di là del mio caso, che è quello di un amministratore eletto al primo turno da oltre 100mila persone per due tornare elettorali, andrà fatta una riflessione sul profilo di costituzionalità del decreto Monti».
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