Il dolore
«Come farò a pagare l'affitto?»
Gabriele Allidi
I lavoratori: la proprietà ci ha abbandonato
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ALTOPASCIO. Preoccupati. Con la voce incrinata dall'emozione e dall'amarezza. Presidiano la Panem e sperano in un colpo d'ala, in qualcosa che ribalti la situazione. I circa sessanta dipendenti si guardano negli occhi, l'uno con l'altro. Cercano di farsi forza l'uno con l'altro. «Abbiamo dato tutto a quest'azienda - dice Stefano Borelli, un operaio - e questo fin da molto prima che l'attività passasse in mano al Gruppo Novelli. Non abbiamo mai cambiato atteggiamento. Pur di mantenere il posto e un lavoro siamo scesi a ogni tipo di compromesso, ma adesso basta. Ci ritroviamo in braghe di tela con l'azienda, un tempo florida, ad un passo dalla chiusura e con gli stipendi arretrati. Come possiamo andare avanti? Con una dirigenza assente che non si è mai fatta viva con noi?». Alle parole di Borelli fanno eco quelle di Elio Antonioli della Rsu della Panem. «Abbiamo cercato di andare sempre incontro alla nuova direzione, ma il Gruppo Novelli ha preteso sempre di più. Inizialmente si erano verificati solo dei ritardi nei pagamenti degli stipendi, poi i tempi si sono allungati sempre di più e non hanno toccato solo gli stipendi. Si è vista la situazione peggiorare, anche con la scarsità dei materiali a nostra disposizione. Dalla carta igienica nei bagni ai sacchetti della spazzatura. E molti altri che non sono stati più acquistato, il che genera i noi lavoratori un senso molto profondo di abbandono. L'unica strada che ci è rimasta è scioperare». Parole sintomo di una preoccupazione crescente dei di lavoratori che si radunano fuori dei cancelli dell'azienda e commentano la situazione. Quasi tutti hanno famiglia, molti hanno bimbi piccoli. C'è chi ha il mutuo, chi l'affitto a fine mese («Come farò a pagare la pigione?» si chiede un dipendente). La paura di ritrovarsi a casa aumenta di giorno in giorno.
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