Il Tirreno

Lucca

Kebab, il Comune rivede le regole

Barbara Antoni
Uno scorcio del centro storico
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Uno scorcio del centro storico

Ma il senso cambia poco: ancora vietati esercizi non in linea con la tradizione

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 LUCCA. Meno esplicita, più asciutta, più frammentata. Ma sempre perentoria. È la nuova formulazione del comma del regolamento comunale dei pubblici esercizi che riguarda i kebab. «Nel centro storico cittadino non possono essere avviate attività incompatibili con l'esigenza di tutelarne le tradizionali caratteristiche culturali e ambientali». È la nuova versione (partorita dalla giunta) del comma 7 dell'articolo 9 del vigente regolamento comunale dei pubblici esercizi. Il quale invece recita che «al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo dei centri storici, non è ammessa l'attivazione di esercizi di somministrazione la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse. Anche in caso di subentro in esercizi esistenti, non può essere variata la tipologia di somministrazione con quella di etnie diverse».  Un comma che è costato al Comune (ad agosto 2010) una strigliata dall'Unione Europea, per la quale le norme introdotte dall'amministrazione in materia di negozi etnici erano da considerarsi «di carattere discriminatorio».  A seguito di quel richiamo, il Comune si era affrettato a tornare sui suoi passi, promettendo che avrebbe rivisto il regolamento. La nuova formulazione del comma sui pubblici esercizi etnici, però, arriva solo oggi (è stata presentata ieri alla commissione finanze), quasi un anno e mezzo dopo il richiamo.  La forma del nuovo comma è asciugata da aggettivi e specifiche sulla «tradizione culinaria e la tipicità architettonica», ad esempio, contenute nel comma originale. Ma è anche ferma nel sottolineare che non potranno nascere nel centro storico attività «incompatibili a tutelarne le tradizionali caratteristiche culturali e ambientali».  Di nuovo c'è anche che la nuova formulazione viene seguita da nuovi commi che, seppure non esplicitamente, le danno un seguito, la integrano. Come il nuovo comma 9, che propone, «limitatamente al centro storico cittadino, in caso di avvio di nuove attività o di interventi di ristrutturazione dei locali già adibiti a esercizio di somministrazione, le soluzioni di allestimento dei locali» dovranno avere il via libera di una commissione ad hoc nominata dal sindaco. O come il comma 10, secondo cui, per le attività nel centro storico, è vietato installare insegne, infissi, allestire arredi che «alterino l'aspetto insediativo ovvero che siano riconducibili a modalità tipiche degli esercizi di somministrazione». E anche come il numero 11, in base al quale «nei menù degli esercizi di somministrazione dotati di cucina che operano nel centro storico deve essere presente almeno un piatto lucchese».

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