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Lucca

Certificati, «l'inutile tortura»

Paola Taddeucci
Certificati, «l'inutile tortura»

In coda con gli utenti dopo l'introduzione degli attestati per l'esenzione

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 LUCCA. «Un'inutile tortura». Lapidaria ed efficace la definizione del sistema che abolisce l'autocertificazione per chi ha diritto all'esenzione del ticket.  La fornisce Guido Panzani, ieri in coda con altri utenti al Cup dell'ospedale Campo di Marte.  Pur senza far parte della schiera degli esentati, Panzani non approva l'introduzione dell'obbligo di attestato per quella fascia di utenti.  «Mi sembra una tortura inutile - è la sua opinione - verso coloro che a parole si vorrebbero tutelare. È una fascia di popolazione debole, che si muove e si destreggia male tra le certificazioni, i fogli e gli attestati. E qualcuno di loro non riesce nemmeno ad accedere alle informazioni».  C'è troppa burocrazia pure per Piero Dianda, neo pensionato, anch'egli non direttamente coinvolto nel nuovo sistema in quanto appartenente a una fascia più alta di reddito.  Da lui, quindi, un giudizio obiettivo. Che non risparmia gli utenti.  «Da parte loro, da parte nostra - sostiene - ci vorrebbe maggiore senso di responsabilità: in questo modo, a mio parere, sarebbe stato possibile continuare ad utilizzare l'autocertificazione».  In coda ci sono due signore che l'attestato in tasca ce l'hanno già da qualche giorno. Per loro, dunque, è andata bene.  «Sì, è stato tutto abbastanza semplice e veloce - dicono -. Abbiamo riempito il modulo e inoltrato la richiesta e l'Usl ce lo ha spedito in poco tempo».  Una delle due mostra la data del timbro postale: 16 novembre. «Purtroppo, però - continua - la velocità e la puntualità di oggi non saranno servite a niente se a marzo, poi, ricambierà tutto, come ho letto riguardo alla scadenza dell'attestato appena ottenuto. Ci sarà da riperdere tempo un'altra volta».  Anche l'altra signora, che ha ricevuto in tempo utile l'attestato, non riesce ad essere soddisfatta.  «Va bene - afferma - in questo caso non ho aspettato molto e sono grata all'Usl. Ma le sarei ancora più grata se ci facesse aspettare poco anche per una visita o un esame».  In coda, poi, c'è Marco Cavallini, 59 anni, disoccupato. E disperato. Non solo per il ticket, che deve pagare perché il reddito è riferito all'anno scorso, quando il lavoro ce l'aveva.  A lui, con la manovra Monti, ora preoccupa piuttosto il futuro, con o senza ticket. «Nessuno si occupa - dice - di chi a 60 anni non ha più un lavoro e non può nemmeno andare in pensione. Ho 38 anni di contributi, l'anno scorso l'azienda è fallita, non ho ricevuto sussidi di disoccupazione e in pensione ci potrò andare tra cinque anni e mezzo. Fino a quel momento come camperò? Con meno di 1000 euro al mese che prende mia moglie?».

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