Il dolore
A due anni e mezzo dal suo rientro dal Kosovo i medici scoprono due tumori al brigadiere
Uranio impoverito, malato carabiniere lucchese
Candida Virgone
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Contaminato un militare lucchese 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Due anni e mezzo dopo il rientro dalla missione in Kosovo gli hanno scoperto due tumori, uno al retto e uno alla tiroide. Due terribili diagnosi fatte a poca distanza l'una dall'altra. Tutti e due i cancri sono stati operati con strascichi notevoli. La vittima di tutto questo è un brigadiere dei carabinieri di Pisa. Lucchese, è in servizio alla Compagnia del comando provinciale e oggi ha 43 anni: quando partì per i Balcani ne aveva solo 38. Ieri a raccontare la sua storia è stata l'Associazione Vittime Uranio nel suo blog, parlando di quattro nuovi casi in Italia, uno a Pisa, uno a San Giorgio a Cremano, uno a Sassari e uno a Roma. «Il problema - raccontano il legale dell'associazione, Bruno Ciarmoli, e uno dei volontari, Francesco Palese - è che finora a nessun carabiniere è stata riconosciuta la malattia dipendente da causa di servizio. Infatti il brigadiere ha presentato tutta la documentazione necessaria per ottenere i benefici previsti dal Dpr 37 del 2009. Ma il ministero della Difesa aveva bocciato la sua richiesta. Il militare aveva chiesto copia degli atti presentati dall'Arma dopo l'invio della sua documentazione e si era reso conto che questa aveva omesso di indicare i servizi svolti (era stato ogni giorno impegnato in villaggi bombardati con uranio impoverito), la loro natura e le zone interessate come Diakovica. Il brigadiere a quel punto era andato a parlare col comandante generale per chiedere il suo intervento. All'inizio di ottobre il comando generale aveva riconosciuto due anomalie in tutta questa storia: l'errata compilazione dei rapporti informativi e soprattutto che finora a nessun carabiniere è stata riconosciuta la contaminazione da uranio impoverito». Il comando provinciale di Pisa non conferma né smentisce la questione. Il militare, provato da tutta la storia e dalla malattia, si rifiuta di parlare della vicenda che sta attraversando.
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