Il dolore
Quelle leggende tra diavoli e santi
Paola Taddeucci
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Una veduta del santuario di San Pellegrino in Alpe "Lucca Segreta", i racconti tramandati di generazione in generazione
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LUCCA. Sono i monti e le loro leggende i protagonisti dell'ultima scheda di «Lucca Segreta», la pubblicazione dedicata a luoghi, monumenti e storie poco conosciute o valorizzate del territorio e della città. Nella scheda numero 24, in regalo domani con Il Tirreno, andremo in Alta Garfagnana e precisamente a San Pellegrino in Alpe e al castello di Verucchia, entrambi nel comune di Castiglione. Del castello, oggi, non esistono che pochi ruderi, perlopiù nascosti tra i paesetti di Isola e Valbona, lungo la strada che porta al Passo delle Radici. Ma un tempo in quella zona c'era un intero borgo, con la chiesa e un castello imponente. Non solo, la popolazione che lo abitava era di temperamento, orgogliosa e poco incline a sottostare al più potente Castiglione, al quale fino al 1300 riuscì a dare del filo da torcere. Ma Castiglione era troppo forte, così decise di chiudere definitivamente la partita con il borgo di Verucchia, assediandolo fino a farlo capitolare. Le circostanze drammatiche dell'assedio e l'improvvisa scomparsa del castello contribuirono alla diffusione di numerose leggende. Una tra le più fantasiose racconta che una strega, la sera prima della distruzione, andasse vagando e ululando dentro le mura del castello e con un ferro battesse nelle catene dei focolai delle case dicendo: «Lo dico a te, catena, stanotte a mezzanotte la fortezza di Verucchia sarà distrutta». Gli abitanti, allora, presero i loro averi e li nascosero in un pozzo, dove calarono anche il crocifisso in legno della loro chiesa, che oggi si trova nella chiesa di S. Michele a Castiglione. Come sarebbero riusciti a farla franca? Ferrando i cavalli al contrario, così da ingannare il nemico e darsi alla fuga. Altrettanto suggestiva la leggenda su San Pellegrino in Alpe. Minuscolo borgo a oltre 1500 metri di altitudine, sulla linea di confine tra l'Emilia e la Toscana, è sede di un santuario dedicato a due santi: Pellegrino e Bianco. L'incertezza sull'identità e la storia ha dato luogo a molti racconti fantasiosi. Il più gettonato è che Pellegrino, figlio del re di Scozia, fosse arrivato da quelle parti per cercare quiete e fare penitenza. Si fermò e incontrò Bianco, un eremita, con il quale si mise ad aiutare e dare conforto ai viandanti che percorrevano l'antica via Vandelli. Il diavolo tentò più volte Pellegrino, ma lui ogni volta seppe resistergli. Alla fine Satana, irritato, lo schiaffeggiò così violentemente da fargli compiere tre giri su se stesso. Quel luogo si chiama Giro del diavolo e in passato è stato un luogo di devozione molto frequentato, come dimostra il cumulo di pietre: i fedeli, infatti, ne portavano in processione una ciascuno, in segno di penitenza e di venerazione. Oggi fa parte di un percorso, dove l'aspetto turistico si è mischiato a quello religioso, che tocca diversi luoghi legati al santo.
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